Volevo dirti
Gesuino Curreli
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Mi strattonavi le sgualcite vesti
per non darmi un ceffone.
Era un sermone pieno di bontà
e l'amore che quando te ne andasti
mi ha tradito, lasciandomi
interdetto, disorientato e cieco
nella solitudine scesa là per là.
Ora mi duole quello che
non puoi mollarmi, qua,
sopra le guance di vergogna.
"Su, picchia! " e invece tu mi guardi,
" Prendi la giacca e tira!
Strappa il doppio petto per metà! "
Mi guardi fissa con l'ultimo sorriso
dove leggo la smorfia, e non mi tocchi.
Mi sollevo sui tacchi per arrivare
agli occhi. Una carezza ancora,
ma non raggiungo l'altezza
che hai scelta questa volta per dormire.
" Sappi - volevo dire - che oggi
tutti quanti i tuoi rimbrotti
li ho raccolti in un disco di vinile
e li ascolto ogni giorno
nel vecchio giradischi,
non potevi di più, che mi desti
quando scelsi una donna per partire."
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
Commenti (2)
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O
Orma Detruria9 maggio 2009
è una poesia viva, un tratto di vita conosciuto in stanze ove dimoravano i nostri vecchi, par di sentirne le voci, di vedere i gesti usuali, lo sbattere di scodelle che apparecchiavano la tavola e la madre in piedi alla cucina che pensava a sfamare i suoi figli. le coccole di una madre non si dimenticano, proteggono oltre la sua fine, se di fine si tratta. molto apprezzata.
Antonio Biancolillo9 maggio 2009
...Mi strattonavi le sgualcite vesti... un modo ...d'amore per dare quel ceffone giusto... Come colpisce nella sua tenerra questo verso... Poesia stupenda.

