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Satira 15 maggio 2009 · lettura 1 min · 2788 letture

Scongiuri (associazione d’idee)

Luciano Tarabella 944 poesie pubblicate
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Mentre sono fin troppo indaffarato a lavarmi per bene le p... udenda, mi viene in mente un fatto del passato che c’entra come i cavoli a merenda. Chi se lo scorda quando m’hai lasciato a causa dei quattrini del Commenda? Che incubi facevo! Disperato meditavo la morte la più orrenda. Infatti, bene mio, rammento ancora che quando ti buttasti in braccio a quello io rimasi nel gorgo del dolore: avrei troncato un pino a mille all’ora, avrei ingoiato aperto anche un ombrello... insomma sarei morto per amore. Ci penso proprio ora, ma perché? Che c’entra questa storia col bidè?
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Quanto si soffre per amore! A volte si medita anche il suicidio. Poi, anni dopo, ci si stupisce di averlo anche solo pensato. E, non volendo, si fanno gli scongiuri

L'autore
Luciano Tarabella

Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,

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Commenti (2)

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Danielinagranata15 maggio 2009

Una satira scritta in modo ironico ma che racchiude tanta amarezza è vero a volte per amore si possono pensare o addirittura fare gesti drastici poi il tempo passa e guardandosi indietro si resta stupiti per aver avuto quei pensieri sempre mordente e bravo il nostro Luciano piaciuta e apprezzata

L
Lorenzo Crocetti15 maggio 2009

Ben volentieri mi accingo a commentare questa poesia del mio conterraneo amico (non si dispiacerà se, pur non conoscendolo personalmente, uso questo termine confidenziale, pervasa dalla sua brillante e mai smentita ironia e, potrei dire ancor meglio, autoironia. Un poesia, anche questa, che ti lascia un gustoso sapore sulla bocca. Quasi, vorrei dirti, Luciano, leggere le tue poesie è come sedersi su una profumata trattoria al porto di Livorno e gustarsi un saporito cacciucco (con l'aglio, mi raccomando, un pizzico di acuto ci sta troppo bene) in una allegra compagmia di amici, dandosi battute e sapendo ridere con spensieratezza di noi stessi.