Viaggio di un clandestino
Massimo Imperato
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Ho ancora un nome
su profonde acque scure.
Sobbalzo tra corpi stesi,
per niente offesi,
in una gabbia aperta,
liberi di non scappare.
Ho forse un nome,
nessuno lo pronuncia
mentre affondano grevi
pezzi di rinuncia,
senza più una valenza,
in cambio della speranza.
Ho perso anche il nome
in questo viaggio senza età.
Cerco improbabile nuova vita,
ho già distrutto la dignità.
©
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L'autore
Massimo Imperato
Sono un "ragazzo" di 61 anni nato a Perugia da genitori napoletani, cresciuto vicino Napoli ed oggi residente a Milano. A circa 10 anni ho iniziato ad indagare con crescente curiosità sul significato dell’esistenza. La ricerca e la "coltivazione" della spiritualità mi accompagnano tutti i giorni. Grazie a questo ho
Commenti (1)
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Daniela Ferraro1 luglio 2010
Un argomento davvero straziante, quello relativo agli immigrati clandestini che affrontano lunghi viaggi su imbarcazioni fatiscenti, ammassati come animali e in pessime condizioni igieniche... ma la speranza di una nuova vita più decorosa alimenta in loro l'accettazione di questa momentanea perdita della dignità...purtroppo, come spesso accade, essa rimane solo una speranza... Versi veramente toccanti!

