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È tra il farò e l'attimo appena perso, mentre scrivo e perde il fluido la biro, fra dita, quel ritaglio di
Ho iniziato a scrivere per cercare di capirmi, ho continuato per cercare di farmi capire. Alcune cose le sai solo dopo molto tempo e quando le afferri ti stupiscono. Ora capisco perché molte mie poesie hanno la forma di un dialogo, a volte con me stesso altre con chi mi è rimasto dentro, credo di scriverle perché mi rimane tremendamente difficile parlare e dire, in più mi sembra che dando voce al mio mondo gli faccia un torto, è qualcosa che parte dal silenzio e anche un sussurro può spaventarlo. Altre particolarità sono l’infanzia molto simile a un pugno nello stomaco, l’adolescenza in caduta libera e nella prima età adulta il crollo, la perdita di speranza, la certezza di nulla e che è tutto da capire mi spingono a dubitare di tutti, soprattutto di me stesso; il risultato di questo insieme di cose è la mia linea guida nella vita e nella scrittura, un misto di ironia e tristezza ormai miei.
È tra il farò e l'attimo appena perso, mentre scrivo e perde il fluido la biro, fra dita, quel ritaglio di
Che dire del mio dio? Traccia solchi sui miei sguardi bendati come a scavare nel vuoto, e lo sento che preme nel nero de…
Facile rinnegare la propria essenza e tingersi le guance di rosso pagliaccio e ridere e sorridere a me come a voi oblian…
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