”Vitia”
Rimestare esistenza alla ragione, palesando l’eccesso alla passione. Assai raccoglie chi perdendo impara, se
Stilare passione e suggestioni accorda e capeggia la mia vita. Come dice Platone: "La poesia si avvicina alle verità essenziali più della storia". Se agognate condividere animi e cascate di emozioni... Leggetemi!
Rimestare esistenza alla ragione, palesando l’eccesso alla passione. Assai raccoglie chi perdendo impara, se
Perdo il passato nel duro presente, pervengo disfatte come un vincente. Fallace paùra o incauta speranza,
Straordinario sarebbe sognare; strazianti stille saper svergognare. Sublimità scalare, sospirando, scolorare
Prodigioso artificio dell’ Altìssimo, riso universale mutato in spàsimo. Proba mitezza rivela agli
Giovane, “ nimium ne crede colori ”, arroganti occhi su Donna di cuori. Persuaso, raffronta natura e dama,
Moneta dell’ Amore: la passione, mercante cieco a pura confessione. Ravvicinare desiderio all’ èssere, dita
Vergine Madre seduce fanciullo, è funebre veglia d’ infante brullo. Esausta letta su nume pittata, fodera di
Asceta infatuazione universale: grevi livree, soave arenare. Giubili di miraggi costernati, vita estinta di sovrani
“Amor ch’a nullo amato amar perdona”. Universale frizzo, fio cagiona. Indole fedifraga del consorzio e venerazione
Cute vangata dal tempo: landa antica. Avanza ostinato il lamento. Petali di gioventù, ad ogni passo, ruzzolano
Approderanno arcane glorie, colmeranno silenzi. Nelle piane cristiane gemmeranno colture sante. Eletto velo,
Riesca a glissare fragrosa elegia amorosa. Sorrisi a costeggiare siti che scindono corpi. Candori di rose ad
Oceano di rose, valicando onde offro dottrine: mimose. Il tuo letto raccoglie coralli assonanti dilettandosi come
Agro alveare ornato d’ agio e invidia, un’ utopia: molestare. Fresche ventri macilente, logorano anime e
Acidulo cipiglio all' opulento, intingere sogno al discernimento. Vigilare egoismo pari alla frégola, e frugoletti
Inabissare vestigia fosche e inerti. Risi fiammeggianti radiare miasma d’ un vizzo tempo. Dio, peculiare
“Port le Havre” ostenta fastosi albori badessa minio rinnega bagliori. Il ritocco moro d’ un pescatore, smeraldo
Dalle pendici del viso, gemiti come pietrisco ruzzolano in avvallate morene. Cuore eversivo, infatuato, accorda al
Dolce maliarda, ad un tuo fatale sguardo l’ anima rassegna. Rammento. Blandizie apostrofare dimore devote:
Mani, sfiorare poggi. Sedurre odi nei sogni. Labbra, adagiare le tue. Onde festanti figlie di
Rincasano lesti sorrisi. Maschere ballano alla piazza. Colori arguti mistificano solitudini dei focolari, corrobanti
Rimugino quanto in paludi sguazzavo stanco, occhi sciocchi, quando sposando celeste manto, di speranza
Aurelia trangugiata da scorpioni. Levate torri ora spoglie d’ arpioni. Aria stornella mia sirena: abiura. Ginepraio
Misera cittadella d’ imbarco, funerea vedova di gala riponi estasi in letargo. Incedo in anditi brevi, lodate
Diventa socio del Club: accedi a La Piazza riservata, ottieni sconti su concorsi ed eventi e aiuti la community a crescere.