Solitudine
Antico il mal che noi contorce il limite piegar non è lieve Nebbia al mattino nelle vene Inodore riposo nelle
Nato il 13 marzo del 1978 in un piccolo centro sulla costa ionica. Dal ‘99 trasferito a Roma per motivi di studio. Laureato in sociologia tra le più disparate esperienze e distrazioni di un quotidiano mai troppo ordinario e stabile. Dedito alla formazione di minori. Scrivo per fissare il ripiegare della mente, per distrarmi, per occuparmi. Il pensiero riflettente nutre l' animo alla fonte, e molte volte mi sono rifugiato nel sangue e nella storia dei "complicati" per sete di affinità. Anche perché, la ricerca di assoluto che tanto affannosamente inseguiamo lungo le nostre vite, non può prescindere dagli apostrofi tra le persone, dalle sublimazioni dei corpi diventando parole. E se non ci fosse lo scrivere in frasi sciolte, quanto andrebbe perduto, tanto non sarebbe arrivato. Perché sciorinando i percorsi della mente nei tratti del segno, si ipostatizzano quei sospiri di cui a volte stentiamo a parlare. Sono i respiri anonimi che non vogliono il fiato, densi nubi di significato nei dirupi dell’ età. Mondi. Sospesi, tesi alla prova dell’ intelligibilità. Poi, la mia solitudine, tra le sponde del fluire della gioventù mi ha indotto a leggere, a cogliere nelle forme e nel segno il senso dell’ agire. Anche noi siamo fogli di carta in attesa di caratteri, o solitudini in moto, in cerca di significato. Viaggio spesso tra le sponde aggrovigliate dell’ essere, e più mi domando, più navigo cieco, più mi addentro, più sento allontanarsi il limite che ci separa dal punto più alto da cui sono caduto. E quando avverto questa sensazione di infinito, mi rassegno alla vita. Non c’ è poi tanto da capire, se non noi stessi.
Antico il mal che noi contorce il limite piegar non è lieve Nebbia al mattino nelle vene Inodore riposo nelle
A rammentarmi chi sono, v’ è la candela spenta appena nel limbo segreto in cui si pena. Ma non è sol bieco il posto …
E mò state attenti ché ve racconto ‘na cosa strignendo li denti! Co’ ‘na pischella stavo ma o sò solo io quanto…
Dense lacrime dai cortili sugli animi grondano meste se l’ amor non ti lambisce Volgi le spalle a livide memorie distend…
E’ sul finir del respiro che divina ti venero cingerti l’ animo cospiro quando ammicchi rigenero Io mondo alla deriv…
Il lupo gigante ululò. Le grandi fauci spalancò! Bambini dai teneri cuori si vestirono da guerrieri. Le mani sull’
Si schiudono a sera nelle rovine di una miniera Son nuvole son cupole Perdute eredità tra macerie ed eternità
La brezza spira leggera i ricordi rigenera Irradia riflessioni scava soave tra le pieghe della fronte Sono davanti al
Portami nei riverberi della luce nell’ adorato tepore che al sogno conduce Fammi orizzonte vermiglio donami l’elegan…
Gioco tra colori accesi Nella penombra tocchi palesi al caldo di un desiderio modellano il brusio Distesi i
Dei deserti che seguiranno a giorni soli non temo le distanze Oasi di palme e di smeraldo affioreranno improvvise La
Mai gli occhi conobbero il pianto Esuli le labbra al primo lineamento del canto Che rondini in volo non ne potrebbero
Tocco piume di acciaio liquefatte alla mia solitudine Pensieri adulti ammassati come in un vivaio ruotano vani in
A pensar che della vita il finir naturale il tempo non concesse per le fulgide tue dita Sogni stroncati dopo un
Macchie dense di oscurità perdonano la viltà agiscono al compiuto sul reo che ha nuociuto Atti senza tempo seguono del
Leggera l’ aria del mattino si dirada la folla del mare ombre fioche sul cammino. Fichi in caduta autunnale in toni
Ali spiegate sopra i flutti del mare Essenza di vitalità sulle luci del creato Manca gravità nei sibili dei canti nei
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