Se un giorno leggerai di me un qualcosa
se un giorno leggerai di me un qualcosa sia pur ritaglio di lacrima o sorriso, sappi che non esiste ancora un foglio che
se un giorno leggerai di me un qualcosa sia pur ritaglio di lacrima o sorriso, sappi che non esiste ancora un foglio che
quell'incertezza che misura l'ora in cui si slega il groppo del respiro io la riavvolgo rendendola preghiera e con
in questi giorni in cui si sveglia l'orso e l'equinozio è cantico per cieli il sole cresce dietro
vivendo sempre a un passo dal destino avrei potuto chiuderti in faringe più che affidarti al vento e poi
la poesia e' il compito di un'anima venuta al mondo per placar l'arsura lasciata fra i pensieri dal silenzio che
e poi la strada dietro l'angolo dei vecchi seduti su una nuvola di sole scendeva dalla punta dei tuoi tacchi tenendo in
quando ti chiudi nelle mani stanche di stendere sorrisi su un dolore e ti ritrai... con gli
ma quanto peserà mai questo cielo che grava col suo carico di luce e cova nella punta sud del molo la
mi piace quando tu con maestria annodi in un sol gesto ed accavalli con una dissennata geometria la massa
in sogni che non porgono le spalle al morso muto di labbra rassegnate ma scrutano cercando sulla pelle le orme vaghe
Sunava mezanotte 'o campanone d'a chiesa ch'affacciava miez'a piazza e cummigliava, quase a' protezione, tutt'o
luce lucertola percorre la lieve obliquità della persiana per poi fermarsi in piedi un po' ruffiana negli
la notte intorno a noi già partorisce luci che fluttuano sospinte verso l'alto in porti che nascondono il
la casa che abbracciava la mia infanzia nel vento che soffiava popolare fra porte cigolanti di sudore e in panni
non si rinnova in eco una promessa giurandola sul petalo di un fiore ma in bocche che continuano a celare fra i propri
parla con me che tutto ormai intristisce nel vento caldo che annuncia il temporale e a lettere di fuoco
siediti a fianco a me ora che gli anni non hanno il peso di contraddizioni e il tempo s'incastona nei capelli
Si more nu criaturo, 'o Pataterno, e' isso stesso ch'o porta 'n paraviso 'o da nu vaso e tanto s'accuntenta quann'o
probabilmente il tempo dell'attesa si prega con rosari d'illusione e la sintassi lenta delle ore nel vuoto di silenzi
con occhi che si spezzano in se stessi quasi impauriti sull'orlo del creato e mani sopra polsi genuflessi che tracciano …
Dio per coprir la sua splendida luce è solito usare una mantella e da quel posto dove gli si scuce esce quel raggio
se solo si riuscisse a sovrastare l'eco che colma inganni di silenzio di lingue che cesellano parole per
lente figure vegliano in insonnia la notte che non sperpera parole in morsi che dilaniano per fame la scorza ormai
ricami centrini di sogni per centrotavolo dei desideri sono ideali a coprire quei segni che spesso lasciano i
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