Sparge il poeta
Sparge il poeta le sue frecce d’amore, una dopo l’ altra incurante le scocca, pur vedendone tante ingoiate dalla mel…
Sparge il poeta le sue frecce d’amore, una dopo l’ altra incurante le scocca, pur vedendone tante ingoiate dalla mel…
Lontano in un angolo del tempo, c’è una valle in cui regnan solo i baci, non fatue ed intruse parole, ma baci, baci,
La voce del mare è padrona di notte, tace lo sgraziato verso dell’umano. Dall’ alba prima l’onda si rincorre,
Nera montagna e tumida di nebbia, all’improvviso il cielo apre le cataratte. Ah, che meraviglia un acquazzon sul
Nella vostra stessa immagin vi beate rimirandola ogni ora in eterno specchio. Di essa vi nutrite e sostenete
Mi dondolo serena dal vento carezzata, mi dondolo e sorrido alla pace alla fin trovata. Poco alla fine basta per goder
Ancor tristezza a tormentar ritorni, maledetta scompari e lascia che io viva. Parassita insaziabile mi laceri le carni,
Isola di Tiberio il tuo strapiombo miro ed urla di gabbiani che si incrocian in volo, riarse grige scogliere e
Invadente ed intrusa le nostre vite impastavi, arraffare cercando anche di noi il possesso. Due bambine eravamo dalla
Ineffabil gabbiano le muliebri nari vai sfiorando. La tua danza di amore, di zagara e vulcano, stordisce ognuna e,
L’eterno canto di Sirene incatenate permea il meriggio afoso e lo stordisce. Stretto un sentiero di aspri e duri
Parole, un fluttuare di parole vacue, suadenti ed imploranti, vi piacque propinarmi. Eravate affamato,
Frangonsi e si rincorrono minute e crespe onde sui grigi e smussi rotolanti sassi scivolando, che alla vista balzan per
Da primigenie piaghe, celate negli abissi dell’anima, dagli antichissimi sentieri cosparsi di rovi insanguinati, che,
Fanciullo sentire è tenerezza, soffuso e morbido bacio degli dei. Cristallino lago dalle suadenti acque, che a
Esplodono furenti a chiedere ragione, occhio di rosso tingendo e armando mano. In segreto covano a macerare lo spirito,
Di amare per amare ora son stanca, troppe frustate son giunte sul mio viso. Amore che santifica, caro prezzo vuole,
Di tua beltade ogni ora io mi beo e godo figlio dalle tante inaspettate meraviglie. Sei bello si, ai miei materni
Atri ululati di feroci zanne riecheggian nella notte coi miei passi. Sol mia compagna una pesante spada trascino, che
Deliziosamente l’alba imbellettate mille assordanti cinguettii di uccelli. Levante ormai di luce è rischiarato, si
Del profondo le voci in pelago vibranti si rincorron, sussurrano a volte ribollendo, semplice verbo ora, nel sonno
Affondando gli artigli nella carne dilaniando ogni scampolo di anima ottundendo sentimento e ragione uragano
Dei miei versi il valore non conosco, né troppo me ne cale, in vero. Lascio ai dotti disquisizion forbite,
Cullami onda, onda cullami sapiente, a chi accogli pace adduci e pace conferisci, lava suadente dell’alma il ronzio
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