L'Ibisco
Spesso invadevi i lieti, casti, sogni Mutandoli in tormenti passionali Nel sonno ti prestavo la mia mano E noi cullati,
Spesso invadevi i lieti, casti, sogni Mutandoli in tormenti passionali Nel sonno ti prestavo la mia mano E noi cullati,
Piovono ricci di Inverno forieri su piante sparse - Coppie racchiuse in bozzoli acuti fronde trafitte - Mattini
Proserpina ridiscesa è nell’inferno ancora pochi giorni e sarà inverno a te stentata, spoglia e sola, rosa…
Dove la città che inganna si traveste da campagna il verde è un'intuizione Lei si china stanca raccatta un…
Racconto, allora ...: Nasco destinato a morire - di questo dovrei esser grato ai miei creatori? – cresco borghesemente e…
Lì dove lo Zellina salta spumando per riprendere quieto tra il tetro dei campi di fresco sarchiati il domestico c…
Qui, dov’è silenzio rompo l’incanto e grido il nome tuo. Perché qui, dove io canto affido al vento il …
Aspettando la mezzanotte ho piantato spine urticanti questo il risultato della mia mente incapace di creare con la
Ebbi tra le mani smorta falena provata dalle notti insonni passate a sbatter su lumi freddi. Vi alitai tre volte cento
Dopo esser stati così lontani ci ritroveremo dove tu sai; in quella porzione di spazio, alla sola distanza d'un
Sabbia sarchiata dal tramaglio messi pescate sempre più scarne; rabbia nel cuore: inizia il travaglio! Pescatore
Quante cose ancora avrei con te condiviso, anche il mio mare per cessare d'esser Narciso: specchiarmi tra le onde, solo,
Come una bilia posata su piano d'asse cline vive d'involontaria vita rollando primi timidi giri incerti quali cauti
Strano amore il nostro: si nutre col silenzio, da esso s'alimenta e cresce. Se non ti sento, temo e ancor di più
Aveva un senso il rifiuto della morte. Ora capisco il motivo delle mie risurrezioni. Nel cullare le misere
Tu che puoi, che sai: anche se il cuore ti duole, mandami un "La" affinché possa, la vibrazione della
Mi celi il tuo volto; chi sei e come appari, sarà di foglia l'occhio o d'ebano e cupo? Il volto scarno,
Amerei il silenzio se fosse più discreto. Urla, s'affanna, chiede; pretende delle risposte che non saprei
Sarai bianche ossa spolpate dal bosco e sulla tua sepoltura ombra di quercia. Ho disteso foglie umide e peste, sulla tua
Nell'angolo più buio dell'antro piegato in posizione fetale attendo, nudo, in silenzio. Ascolto il battito
Se vi svelassi i miei "non ricordo" per stupirmi ancora dei mesti colori dell'aurora come fossero visti per la
Cavalco libero dal bronzo dell'armatura nel cielo plumbeo di pesante Libeccio. Gocce di tiepida pioggia rubata al
Accorto falconier se levi il braccio a guisa di lanciar per la tua caccia il rapido rapace dal rostro aguzzo. Prima di
Distendi il tuo corpo nel grano célati agli sguardi del presente lascia che il papavero ombreggi i tuoi occhi
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