Il mestiere di guardare
il mare miete nuovi bagnanti la spiaggia ci lascia la tregua dell'inverno non riconosco più i bambini dell'anno
il mare miete nuovi bagnanti la spiaggia ci lascia la tregua dell'inverno non riconosco più i bambini dell'anno
. nella geografia delle parole che nessuno esclude come nel viaggio che si racconta e mai si vive fare
andiamo non andiamo non siamo usciti tu stiri la sòfora mette nuove foglie io scrivo ho chiamato mio fratello
nel colmo del giorno s'alzò il tuo vento tra seni di sabbia bufere di peccati pietra, mi frantumai di luce
cado, dai tuoi occhi ancora una volta come cenere ho accanto, nascosta la maggioranza dell'iceberg il gesto che mi
neve dappertutto senza che nessuno l'abbia comperata mani che aspettano l'acqua calda sotto al rubinetto si vive di
come vorrei dirti di quelle briciole di nuvole che lascia in prestito l'anima al cielo ancora più azzurro,
nato postumo forse nemmeno rimango imbalsamato al vetro invalicabile di un silenzio nervoso il cane con tre
come sono semplici il pane e le noci il nero sotto le unghie dopo un giorno di lavoro tra le imposte chiuse di
un sorriso sulla bocca una scusa taciuta senza bisogno di sedurre occhi né di comporre ossa una poesia nasce
si fa piaga la crepa nel silenzio vile che precede ogni miracolo tu, mangiato dentro un corpo breve, stretto che
nelle quattro stagioni ho perso l'abitudine al discorso ozia l'occhio nel fondo del bicchiere ripassa
io una volta l'ho visto il mare era sotto la lavagna nera della notte e me ne sono innamorato come una zattera che
ho riposto settembre sotto le mie foglie ingiallite senza fretta sposerà la terra di dubbi che mi abita
sarei Venezia, palafitta consumata che scivola giù dalla sua tana guarderei Murano, le sue labbra di
ho fame di parole che mi lascino timido come di fronte all'Africa lascio alle spalle i cantieri accavallati dei
è dunque questo il mare? quest'inganno che non ha mai fine questo vuoto a perdere orizzonti cosa piangi? te lo
non importa se non scrivo più se cerco l'alba o un pò di calore se mi rannicchio in questa notte che si bagna
è spino alla fronte che mai tieni alta d'ogni crocifisso che porti croce sul petto nel grembo ci raccogli come
m'ingorgo gli occhi di queste stelle incollate all'imbarazzo della notte del tuo pudore intravedo arcobaleno tra
forse, è perche piango sotto la doccia, o forse, sono queste nuvole d'aceto che intarsiano la gola, tra le parole
In cento case ho abitato senza un rimpianto e camminato gli orli di cento strade come un ladro di notti che
petali d'acqua, discendono, alle spalle degli occhi di rosa, e batte la lingua, cercando invano gli incisivi
guardo i tuoi occhi così nudi stanchi come cieli all'imbrunire spogliati di voli e di luce d'autunno invasi come
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