A mia madre
Con passo lento cercai di avvicinarmi alla camera mortuaria e dovetti fare uno sforzo immenso per entrarci: la mamma era distesa sul marmo, vestita di nero, con il viso pallidissimo, le labbra socchiuse e i capelli un po’ ribelli.
Non riuscivo a capire come quel corpo inerme avesse potuto partorire nove figli...
Sfiorando le sue mani, ebbi la stessa sensazione di gelo che si prova quando si tocca un oggetto freddo nel buio o la lama di un coltello.
La sua eleganza le dava qualcosa di signorile e quell´aria un po’ autoritaria non era scomparsa del tutto dal suo viso.
La guardavo e non sapevo cosa dire: avevo fatto l´impossibile per raggiungerla, ma la neve mi aveva tradito...
Ricordo ancora i suoi racconti sulla Guerra di Liberazione, il suo modo spigliato di parlare e la sua voglia di vivere; soprattutto non riuscirò mai a dimenticare che quel giorno era pallidissima.
Il resto, la sua lunga degenza in ospedale, la dialisi peritoneale, il corteo funebre, la messa in suo onore «mai celebrata» e la peripezia per seppellirla al cimitero di Amardolce appartengono soltanto alla storia degli altri.
La sua si era conclusa, quel giorno a Liberofiore, sotto quella nevicata pesante come il piombo.
Commenti (4)
Un ricordo struggente della madre. Certi momenti della nostra vita ci seguono come lunghe ombre nella sera perché fanno parte di noi.
è difficile descrivere il dolore per la morte di un genitore, vengono i brividi nel leggere questo racconto, sono ricordi unici...
Un racconto scolpito con il dolore, ma anche con la freddezza e la lucidità che hanno certi ricordi. Tutto è circondato da freddo e bianco: la mamma, il marmo la neve. Racconto da brivido
Un dramma di cui mi colpisce, in particolar modo, la descrizione di un dolore che non si è avuto ancora il tempo di elaborare. <br> Che sgomenta i sensi e il cuore... e segna un momento indelebile della vita.



