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Biografie e Diari 26 marzo 2013 · lettura 5 min · 1412 letture

L'alba di un giorno

morena 8 racconti pubblicati
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Era un giorno qualunque, uno di quelli  dove  il mattino  inizia  già dal primo respiro. Ed era un giorno dove ogni cosa era  rimasta  la, dove  l'avevo  sempre lasciata. I soliti movimenti rapivano i miei pensieri, ero come un automa  che  assolveva ai suoi compiti, che "faceva"  solo perchè era  giusto fare, o almeno così  poteva sembrare. Ma  in  quella mattina  c'era qualcosa di diverso. Mi  resi conto  presto, che il giorno  aveva avuto il suo nascere, l'aria era fresca e già potevo  percepire  le gocce di rugiada, della prima rugiada del mattino, che scivolavano sul viso,  tardivamente assonnato. Le stelle stavano perdendo la loro luce per lasciare il posto ad un sole che nasceva imponente. Gli occhi non sapevano cosa guardare e la mente  era  invasa da  una miriade di  questioni  irrisolte  che sembravano come sempre non trovare la loro giusta collocazione. Avrei dovuto iniziare la giornata come sempre, ma improvvisamente il buio. Non vedevo più nulla. Le ombre che aleggiavano nella mia mente avevano preso il sopravvento su tutto, non c'era  più luce, solo il buio, un buio strano, ambiguo, soffocante. Non avevo molta scelta, vedevo il baratro, dovevo entrare in quel buco di disperazione e lasciare che andasse così, persa nella più totale disperazione, arresa ad un'esistenza  avara che tanto mi aveva tolto e nulla mi aveva restituito. Non sentivo più i battiti, il cuore non aveva più stimoli, non credevo, non speravo; ero ferma, impaurita, confusa, ero senza vita. Interpellavo il mio corpo  ma  non rispondeva, era steso  e  osservava il niente, la pelle candida rivolta ad una parete che mai avrebbe consolato il mio essere. Il respiro lento si mischiava al battere ancora più lento delle palpebre che  si rifiutavano di  immedesimarsi in quella casa, quella casa che mi stava soffocando. Ed era  in questo scenario  che  immaginavo  arrivasse la mia fine, la mia storia si stava  esaurendo in quel preciso istante, sommersa da tutto quello che non mi apparteneva; i muri si stringevano a me e con essi  la mia vita  che stava annichilendo  ciò che era rimasto della mia anima. Non reagivo, ogni muscolo era pietrificato dal dolore, la mente bruciava ogni speranza, ogni più piccola speranza rimasta. E poi, all'improvviso, quell'alito di vita. Un soffio, leggero e delicato che sentii sul collo e da lì,  accarezzare ogni centimetro della mia pelle. Una lacrima, una sola lacrima  disegnò  gli  zigomi  e mi ritrovai  già ritta, ferma, lo sguardo ancora fisso ma distolto da quella spinta. Non ricordo come ma  mi ritrovai  in strada, e  camminavo, verso dove o cosa non  mi  era dato di comprendere. L'incedere era ancora lento ma più  scorgevo  il sentiero  e più  il passo si faceva spedito. Improvvisamente la luce, una luce abbagliante che mai avevo visto prima ora  mi invadeva  gli occhi e mi stordiva. Ma  c'era dell'altro  oltre all'abbaglio: mi piaceva. Provavo un gusto  sottile nel  farmi travolgere dall'immensità di quella luce. Finalmente il respiro e ora sentivo i miei polmoni inghiottire quella forza imprevista. Sentivo..... Sentivo ogni passo sotto i piedi, sentivo l'asflato, quel dolce calore che usciva dalla terra, il riflesso del sole che scaldava ogni cosa e i colori.... Improvvisamente vedevo i colori, quelle sfumature di azzurro e di giallo, quel verde quasi cangiante che  mutava  prospettiva col riflesso delle ombre ed il bianco. Quel bianco candido che si percepisce solo se l'occhio non sofferma lo sguardo, il bianco da cui tutto  ha origine e  che tutto  trasforma. Il bianco del principio, il bianco della vita. Ero incapace di  congelare i  miei passi, sentivo nascere qualcosa dal  profondo e fui consapevole che stava  esplodendo il mio essere, la mia voglia, la mia speranza. Assaggiavo la spinta, la forza che bussava e sconvolgeva ogni mio pensiero. E capii. Era la vita. Quella vita che non avevo mai ascoltato  ma che ora, a scquarciagola, gridava, trascinandomi nella sua meraviglia. Da lì, non  potei più fermarmi, non potei più respirare  inerte nel buio, non adesso che ero in grado di assaporare quella luce. E infatti non mi fermai. Proseguii per la mia strada, con il mio passo, senza paura, senza sentire la stanchezza. E pensare che tutto  era cominciato all'alba, un'alba di un giorno qualunque........

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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Non ti conoscevo sotto questa veste narrativa.. (Stefano Sivo)

..sei un talento...BRAVISSIMAAA!!!!!!!!!! (Stefano Sivo)

Commenti (2)

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Stefano Sivo26 marzo 2013

Sono ancora a bocca aperta!!Questo racconto mi ha trascinato in un vortice di emozioni che ancora non cessano di scuotermi. L'ho letto a voce alta...è stato un modo per sentirmici ancora più dentro e poterlo vivere fino in fondo... ancora fremo... BELLISSIMO!!!!!Davvero... davvero molto apprezzato...

Chiara Vacchieri27 marzo 2013

Nella stanza bianca della tua consapevolezza cominciano ad apparire altre cose e tu inizi a espandere la tua definizione di Te Stessa.
Poi... finalmente comprendi:
Solo in presenza di qualcos'altro puoi conoscere te stessa.
Questo qualcos'altro è ciò che tu non sei.
Perciò in assenza di ciò che Non Sei, ciò che Sei... non é.
Hai ricordato un'enorme verità e assumi l'impegno di non dimenticarla mai più.
Ricevi a braccia aperte tutto ciò che arriva nella tua vita: persone, luoghi, cose, colori ...in altri termini la vita.
Non rifiuti nulla, perché ora sai che tutto ciò che appare nella tua esistenza è una benedizione: ti offre una nuova opportunità di definire chi sei e di conoscerti in quel modo. Davvero ben scritto,