Una sera a Palermo
Si spengono le luci, le ombre s’ ingigantiscono sui muri e perfino la pioggia ha paura di mostrarsi in questo empio risuonar di voci che, pian piano, scema lasciando le sue cure alla notte dei silenzi.
La vecchia rigattiera della porta accanto tace ed anche i suoi dolori
si sono addormentati con lei. Non è mai riuscita a vendere le sue cianfrusaglie ed ora ciarla nei suoi sogni con la sua eterna nemica
la solitudine che l’ attanaglia da quando anche l’ ultimo suo compagno di vita se n’è andato.
Salgono le scale ciabattando rumorosamente anche gli ultimi nottambuli che tornano dalle lunghe passeggiate in corso Vittorio e dove si son fermati a prendere una cioccolata calda al caffè della Mora. Ancora un altro giorno è trascorso e tutto ritorna alla normalità. Tutto come prima. Nulla di cambiato.
Commenti (2)
In questo breve e intenso racconto, che si avvicina alla prosa poetica, l'autore pone l'accento essenzialmente su due cose: la solitudine, tanto più fastidiosa quanto più inattesa, in una città del Sud che dovrebbe essere immaginata come solare (ma per la quale arriva ugualmente la fredda notte e, quel che è peggio, la notte dei sentimenti), e l'impossibilità del cambiamento (e qui Rasimaco si avvicina alquanto al pensiero espresso da Tomasi di Lampedusa nel suo famoso "Gattopardo") .
Che bello leggere questo descrivere. Perfetto nella sintesi che è talmente evocativa da includere rumori, profumi, emozioni, luci, persino la temperatura dell'aria. E' una forma di narrativa lenta come quella latino americana eppure veloce ed efficace come nella migliore tradizione letteraria sicula. che dire... invidiosissima!!!!
