Comunismo, Capitalismo e Socialdemocrazia
Mi piacerebbe scrivere un libro sulla mia visione della politica e dei principi economici di base dividendo i concetti della socialdemocrazia, del comunismo e del capitalismo. Tralascerei i fenomeni folkloristici che non hanno alcuna base economica come il grillismo e che quindi non sono in grado di risolvere alcun problema reale di una società.
Naturalmente il tutto relativo a questo nostro Paese.
Ora partiamo da quello che chiamano comunismo, ma che probabilmente è altro.
Io ho aderito al partito comunista solo nel 1975 quando Berlinguer trasformò il partito da comunista a socialdemocratico, non storcete il muso e rileggetevi i passi di democrazia proletaria a riguardo.
Il comunismo non può essere attuato senza la violenza, comunismo vuol dire che la produzione viene accentrata nelle mani dello stato e quindi le fabbriche vanno espropriate tutte altrimenti non possiamo parlare di comunismo.
In questo, lo slogan "lo stato borghese si abbatte e non si cambia" è nella linea leninista e quindi presuppone un atto di forza per la conquista del potere, atto di forza che si mantiene con la stessa violenza e sopraffazione di ogni tentativo di restaurazione.
Il capitalismo invece porta alla distruzione dello stato in quanto produttore di beni o di servizi e consegna tutto ad una classe sociale, la borghesia, l'impianto dello stato.
Questo vuol dire libertà di asservire le classi più povere per il raggiungimento del profitto.
La socialdemocrazia invece tende a limitare la libertà di azione del capitalismo e lascia allo stato il governo di alcuni fattori produttivi che altrimenti non sarebbero alla portata di tutti nella stessa misura, come le scuole per fare un esempio.
Ora, è evidente che noi siamo all'interno di una socialdemocrazia che tende a spostarsi o verso il capitalismo o verso alcuni fattori del comunismo e a seconda delle scelte che si fanno può produrre benessere in un numero maggiore o minore di individui.
Chi deve garantire il lavoro in una socialdemocrazia? non lo stato in quanto tale ma la libera iniziativa diffusa, cioè la piccola borghesia che può creare occupazione rispettando i principi morali e sociali di rispetto dell'individuo.
Ecco, di questo mi piacerebbe discutere politicamente con persone intelligenti al di fuori degli schieramenti ma nell'ambito dell'economia e non in quello del tutto inattuabile di fantasiose teorie frutto della mente di un folle.
Commenti (2)
Brevi e succinte definizioni, peraltro condivisibili, se non fosse che il mondo e l'economia dai tempi di Togliatti è molto cambiata, mi rimane difficile nel contesto attuale riuscire a trovare una "piccola borghesia" in grado di prendere in mano le redini del paese, negli anni 70- 80 era la classe più estesa e feconda, dove il risparmio e le piccole imprese conseguenti al boom economico degli anni 60 trainavano l'economia italiana, ma ora dove è finita?. Comunque una riflessione apprezzabile anche se un po' difficile da sviluppare adeguatamente in un sito come questo.
Perfetto! Sono d'accordo con i sistemi socialdemocratici, ma questi, per vivere, hanno bisogno che scompaia la globalizzazione e l'attuale sistema finanziario. <br/> In questo momento tutto è bloccato dalla creazione dei debiti che ogni stato sta subendo dal sistema finanziario globale il cui unico scopo è creare debiti, comprare i debiti di uno stato e governarlo. Vedi Ucraina, ora l'UE gli pagherà il Gas e domani gli presenterà il conto. PEnsate che l'Ucraina potrà ripagarlo? <br/> Cosa si fa con una nazione che ha grandi potenzialità economiche come l'Italia? Semplice. Si aumenta il debito, si fa diminuire la richiesta interna aumentando le tasse e si spostano gli insediamenti produttivi fuori dall'ITalia. ecc...


