Una vita banale (parte ventesima)
Inizio a fare la terza media e il professore che avevo avuto in prima mi chiede di scrivere alcuni racconti per un giornalino.
Ne scrivo un paio, ma io ho sempre avuto difficoltà a scrivere su ordinazione, mi sento come bloccato quando accade e così non ho un grande successo.
Il professor Celenza lo avrei perso di vista in seguito e il destino avrebbe poi fatto in modo che La Società del Teatro e della Musica molti anni dopo sarebbe stata mia cliente assicurativa.
Sempre per uno scherzo del destino al mare il mio amico Filipppo di Belluno, nel gioco di indovinare città sulla sabbia con + e - scrive Polpet di Ponte nelle Alpi facendo incazzare tutti.
13 anni dopo abiterò proprio in quella frazione in provincia di Belluno.
Nel frattempo inizio quasi per gioco a scrivere racconti tutte le volte che ho un compito in classe di italiano.
All'inizio la professoressa Franceschelli è interdetta e non sa come reagire, poi capisce che io non vado fuori tema, ma utilizzo il la sua traccia per fare un racconto lungo.
Naturalmente non ho copia di quei racconti scritti da un ragazzino di 13 anni, mai pensato di tenermeli.
Però la cosa pare l'abbia fatta solo io in quel modo e lei è convinta che nel tempo questo suo alunno sarebbe diventato uno scrittore.
Professoressa non è andata così e non so che fine abbai fatto lei e se viva ancora con la sua Volkswagen Maggiolino.
La ricerca sul Vietnam, le foto dei giornali, la strage di My Lai mi iniziano ad aprire gli occhi sul mondo.
Considero i comunisti e l'Unione Sovietica come degli oppressori ma sono affascinato dalle storie della guerriglia e del dottor Guevara.
Iniziano i primi scioperi e noi ragazzi delle medie non partecipiamo, ma sento forte il richiamo della rivolta.
Alla gita del terzo conosco una ragazza e provo a fidanzarmi, si diceva così, ma non mi si fila di pezza.
Lei era una campionessa di nuoto e strana cosa mi ricordo nome e cognome, dire che ho dimenticato quello di tanta gente anche importante e non era nemmeno bellissima.
Tutto cambia, tutto finisce anche la scuola media e non vedrò più molti dei miei compagni.
Il caso ha voluto che mancassi la prima lezione di latino alle medie e che mi inventassi il compito sui giocattoli dei latini leggendo un foglio bianco in classe, tra lo stupore del mio compagno di banco che vedeva il foglio bianco.
E' stata la mia prima improvvisazione a scuola e poi in teatro, mi diverto a inventare.
Poi, poi al posto di fare il liceo, faccio ragioneria e... arriva la notizia della morte del Che.
Commenti (0)
Ancora nessun commento su questo racconto. Se ti va, scrivi il primo!
