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Dramma 8 settembre 2017 · lettura 4 min · 1916 letture

Passi nel buio

franca merighi 42 78 racconti pubblicati
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PASSI NEL BUIO

                       Il cielo era grigio plumbeo, e un'aria frizzante scompigliava i biondi capelli di Federica che affrettando il passo per non rimanere sotto la pioggia, si dirigeva al negozio di erboristeria, per comperare le solite tisane, che da mesi ormai faceva uso, per dormire alla notte.     Già, perchè da quel giorno maledetto, faceva molta fatica ad addormentarsi, e anche durante la notte, frequentemente si svegliava madida di sudore, e con il cuore che pareva volesse uscire dal suo petto, si sedeva sul letto e non poteva fare a meno di pensare, pensare e ripensare a quello che le era capitato...     Tornando a casa dal lavoro, era felice quella sera, perchè Alberto le aveva detto che voleva invitarla a cena nel fine settimana, e fantasticando l'incontro tanto sperato non se ne accorse che la stavano seguendo una coppia di uomini, o due ragazzi, non vide bene chi fossero, ma non fece in tempo a rendersi conto del pericolo che si sentì afferrare per le spalle, e una mano forte le tappò la bocca quasi soffocandola. Tutto si svolse come in un incubo, lei si sentiva morire, mentre quei due ceffi abusavano di lei lasciandola semi svenuta sull'erba...       Piangendo disperata e aggiustandosi alla meglio, corse verso una farmacia che non si trovava molto lontano, spiegando quello che le era successo, dopo poco vide arrivare una ambulanza che la portò all'ospedale e lì perse i sensi. Stette ricoverata per un tempo indefinito, non ricordava quanto, solo ricorda  di essersi svegliata in una cameretta singola, vicino a lei c'era sua madre.       Ci vollero mesi e mesi di psicoterapia, e tanta sofferenza prima di tornare la ragazza di prima, o quasi, la ragazza di prima... Ma nulla fù come prima, nemmeno il suo rapporto con Alberto, che dopo che seppe dell'accaduto, guarda caso, non l'aveva più invitata a cena... Dentro di lei si era formata una barriera, che non lasciava trapelare nessun sentimento, solo uno forse, la rabbia, la voglia di vendicarsi, la voglia di far pagare a quei disgraziati l'averle rovinato la vita.       Tutte le sere percorreva la stessa strada, e si guardava attorno, VOLEVA, RIVEDERE LE FACCE DI QUEI DUE, voleva che la fermassero di nuovo....lo voleva disperatamente, perchè questa volta non l'avrebbero trovata impreparata, questa volta non l'avrebbero passata liscia!        Passò altro tempo, finche una sera, sentì dietro di lei dei passi, come "quella" sera, quella sera maledetta... fece finta di niente, continuò a camminare mentre il cuore le saliva alla gola. Tutto accadde in pochi attimi. Quando i due uomini la bloccarono e uno di loro le disse con un ghigno: "Pare che ci vuoi riprovare, eh bella?" lei fulminea, estrasse una piccola pistola dalla sua scollatura, sparò loro tutti i colpi che c'erano dentro, era una pistola che portava con se, proprio per scaricarla addosso a quelle larve umane, che caddero a terra in una pozza di sangue, li guardò impassibile, e tirando fuori il cellulare dalla sua borsa fece il numero dei carabinieri:  ---Pronto, venite subito, ho ammazzato due uomini...                                                                                       F I N E
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«Questa storia purtroppo, potrebbe essere vera, ogni giorno vediamo e sentiamo alla TV storie come questa, non con questo finale però, perché quasi sempre quelli che commettono questi reati rimangono impuniti. Immaginando un finale diverso, che una volta tanto sia la vittima a prendersi la propria rivincita, ho scritto questo racconto, sperando che non debba succedere mai più a nessuno. (Anche se la protagonista avrà, comunque, la sua vita rovinata per sempre...)»

L'autore
franca merighi 42

Sono nata a Milano, per caso, perché i miei genitori e tutta la mia famiglia sono di Bondeno (Ferrara). Avevo solo 5 anni, quando emigrammo tutti in America, nel bellissimo e prospero Venezuela, che ora purtroppo non è nemmeno l’ombra di quel paese meraviglioso che ci ha accolto con amore, dove sono cresciuta, dove ho

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Commenti (2)

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Giacomo Scimonelli10 settembre 2017

Si dice che è sbagliato farsi giustizia con le proprie mani... ma la giustizia vera in terra non esiste per questi esseri indegni che brutalmente commettono crimini che sporcano l'anima di chi subisce inaudita e gratuita violenza... moltissime vittime di stupri vivranno nell'incubo per tutta la vita... una vita stravolta per sempre... sinceramente non me la sento di giudicare negativamente chi agisce come la protagonista di questo intenso e coinvolgente racconto...

Annamaria Gennaioli7 novembre 2017

Un dramma nella tragedia. La Giustizia è lenta e non sempre ha gli occhi aperti, spesso socchiusi e il sistema che uomini sempre dei maschi hanno escogitato per sottrarsi a essa. La donna, complice sempre con un’educazione sottomessa per sopravvivere, oppure vestivano panni da uomo. Vittima due volte, educava il figlio a essere maschio, soprattutto e non persona rispettosa verso l’altro sesso, il debole, il diverso oppure un piccolo indifeso animale. Oggi si parla di questo dramma e dal ‘96 è diventato un reato sulla persona e non sulla morale e questo fa pensare quanto silenzio sulle vicende e non hanno avuto mai giustizia ma bensì solo la colpa.