A scuola
Quando mi dissero che dovevo andare a scuola, in prima, non ero tanto contenta. Lasciare la casa, mia madre, i miei giochi, il mondo che condividevo e mi dava sicurezza non era una cosa buona. Cominciai a pensare come sfuggire a questa impertinente decisione che incombeva sulle mie giornate settembrine. Ne parlavo con mia madre e lei mi diceva che era importante che io andassi a scuola, dovevo imparare a leggere e scrivere. Ecco qual era il fine della scuola: leggere e scrivere. Allora decisi che avrei imparato da sola. "Io non andrò a scuola imparerò da sola a leggere e scrivere". Non sapevo da dove cominciare, ma avevo trovato la soluzione. Questa decisione era supportata anche dalle dicerie delle altre bambine che incontravo per strada. Mi dicevano che la maestra di prima fosse cattiva e addirittura tirasse uova in testa ai bambini. Lo raccontavo ai miei genitori e loro ridevano, non ci credevano proprio! "Ma tanto _pensavo _io non andrò a scuola, imparerò da sola! Stavo sempre con un libro in mano cercando di capire! Ma dovetti andarci. Era una maestra anziana, esile, vestita di nero, col rossetto rosso, i capelli bianchi raccolti a nodo sulla nuca, sguardo espressivo, sorriso appena accennato... e non tirava uova in testa.
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