Il ritratto
Quando ero piccola ero piuttosto timida, davanti a sconosciuti abbassavo la testa. Quando mi offrivano qualcosa rifiutavo, ma dopo varie insistenze e dinoccolamenti da parte mia, accettavo. Un giorno mi sono ritrovata con i miei genitori in un bar di amici a Palermo e dopo saluti e qualche chiacchiera, si premurarono ad offrirci biscotti e caffè. "E tu piccolina, che prendi, vuoi un biscottino!?" disse il barista sporgendosi dal bancone. Scossi la testa per dire: No! Non ha insistito! Che delusione, pensavo che insistesse! Mia madre mi invogliava a prendere qualcosa, ma io non accettavo, ero troppo delusa. E così chiesi il permesso di sedermi sull’uscio, su un marciapiede, di trarmi fuori anche da quella situazione incresciosa. Mentre l’odore del caffè e dei biscotti appena sfornati mi aleggiavano attorno e mimavano la mia ormai certezza di rifiuto, guardavo di fronte a me un vecchietto che con un carboncino tratteggiava una figura a terra. Ogni tanto mi guardava e mi sorrideva, non ci facevo caso, ero interessata al suo ritratto: ecco i capelli a caschetto come i miei... strano... mi somigliava... ero io! Mani in faccia e rientro al bar. I miei genitori uscendo hanno lodato il vecchietto e guardato stupiti il mio volto che riempiva la carreggiata di una stradina. Mi hanno tutti invitato a posare per un altro pó,per offrire a quel pennarello il completamento di un’opera, che per me doveva restare, ed è restata incompiuta. Ma quel volto di bimba un pó musone e del vecchietto vestito di nero che le sorrideva è rimasto in me, nella cornice di un ricordo che il tempo non ha mai sbiadito.
Commenti (1)
Molto carino questo aspetto autobiografico, complimenti. Sapresti dirmi perché i racconti che inviamo chiedendone la valutazione di pubblicazione non vengono letti né pubblicati? Ho racconti proposti dall’anno scorso, ma nessuno li legge per la convalida. Vedo che neanche i racconti di altri autori nuovi proposti sono letti ne Convalidati. Grazie.
