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Sociale e Cronaca 13 aprile 2011 · lettura 4 min · 1073 letture

Bello, si bello

G
Giuseppe Morelli 23 racconti pubblicati
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Bella la vita quando non si devono fare i conti con la realtà; quando basta rifugiarsi sotto a un albero e guardando da sdraiati verso l'alto, trasognati, immaginare che il suo tronco si allunghi quasi fino a toccare il cielo.

Bello tutto ciò che ci circonda quando le ossa non sono rotte dalla fatica, quando la mattina non ci si alza storditi, frastornati, distrutti e non si è costretti per necessità a doversi procurare un impiego del cazzo per una paga da fame.

Bello, si bello, quando riuscire a muovere un passo da uomo libero, non significhi per forza dover mostrare le credenziali o quando l'affitto e le bollette da pagare non gravano sullo spirito e non ci fanno ricordare di essere stati presi per le palle...

... e poi vengono a dirci che nessuno è obbligato a fare quello che non vuole, che in un paese libero si è liberi di scegliere, sì certo, come no, questo è ciò che vogliono far credere, ma che andassero a dirlo a qualcun' altro e no a chi sembra non avere scelta e non può permettersi nemmeno di decidere se comprarsi un paio di scarpe da 20 o 30 euro.

Sole, vorrei solo farmi un bagno di sole e luce, mi basterebbe riuscire a intravederla... nella notte abissale.

Dall'alto la voce della coscienza di un altro, forse del figliol prodigo, mi parla:

“Cosa pretendevi, somaro e scansafatiche che non sei altro, di poter vivere liberamente facendo quello che ti pare? 

 Qui non è il paradiso, non lo è mai stato fin da quando sei uscito dal ventre di tua madre e ora a capo chino vai dietro la lavagna e restaci fino a quando non avrai capito che ribellarsi non serve a niente. Ci sono regole, norme da seguire, prenditi questo pugno fra i denti e ringraziami,

è per il tuo bene.”

Buffo, si buffo, trovare il coraggio di buttarsi giù da un ponte, nel fiume che scorre sotto e con stupore, accorgersi, dopo la caduta, di sentire meno male del dolore che si è sempre avvertito prima del volo, quando, incatenati alla terra ferma, l'esistere era un vacillare instabile sui carboni ardenti del giorno.

L'ossigeno che riempie i polmoni invita a vivere una nuova vita; la vita stessa che scalcia come un toro infuriato e non vuole lasciarsi domare, potrebbe andare a sbattere le corna addosso a una società che se non riuscisse ad ammansirla e relegarla a degli schemi, si vedrebbe costretta a sbatterla in galera o al manicomio, in un magazzino di cianfrusaglie inutilizzate o al mattatoio;

si vedrebbe costretta a ucciderla... di nuovo.

Bé... forse non era proprio questo quello che ci si aspettava.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giuseppe Morelli

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