L'illusione
Nacqui in un mondo lontano ed ovattato e tutto era logico, tutto era meraviglioso. Salivo le montagne e scendevo le valli, navigavo lungo i fiumi immacolati e guardavo il cielo, azzurrissimo, le miriadi tonalità dei tramonti e vedevo gli uccelli volare in alto dei cieli, e li sentivo cantare sugli alberi. Giocavo sulle verdi distese pianure, le calpestavo schivando arbusti e canne al vento, con le lunghe foglie che mi lambivano il fanciullo volto. Ma un giorno mi dissero che dovevo diventare uomo e imparare mille cose. Ero felice, vedevo il mio futuro, diventare grande, avere successo, innamorarmi di un amore bellissimo ed infinito. E tutto era logico e meraviglioso. Passano gli anni, mi ritrovo in un mondo addormentato ed ostile, non più cieli azzurri, non più uccelli canterini e saltellanti sulle sconfinate pianure, non più le nostalgiche canne al vento e i fiumi limpidi e immacolati, ma solo cieli tetri e bui, fiumi viscosi e senza vita, uomini belve, malvagi e sterili, assetati di avidità, e il tutto non è più logico e meraviglioso. E adesso capisco, ma imparare che cosa dovevo? Sapevo di essere innocente, candido, gioioso, sorridente, innocuo e ingenuo. Quello che dovevo imparare vorrei ora dimenticarlo e ritirarmi con il mio amore bellissimo ed infinito nel nostalgico mondo infantile.
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Molto piacevole il tuo narrare. Un saluto! (Vivì)
Commenti (1)
Un racconto che avrei visto benissimo nel genere fantasy. Mi ha colpito il candore della fantasia di questo autore insieme alla genuinità e al suo modo di descrivere le sue emozioni, il suo sentire. Molto apprezzata la sua linearità, come anche il modo profondo di esporre.

