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Riflessioni 7 luglio 2009 · lettura 2 min · 4004 letture

L'ultimo metrò

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DonatoDelfin8 114 poesie pubblicate
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Hai già scritto la tua condanna, ergastolano di una vita perduta, scegli la sedia elettrica ammutolisci la mente, tua carnefice da sempre. Rossa come la tua passione per la vita che non hai mai capito, non è importante in quale direzione, ti preoccupi solo che non ci siano occhi innocenti. Sembra tutto perfetto, c'è solo chi frenetico non s'accorge già di te, valigie per chi torna chi parte, la vita non si ferma e mai lo farà. Vedi le luci avvicinarsi, paralleli i ricordi, scorre il tuo tempo nella solitudine del tuo cuore, inutilmente ti soffermi a cercare cosa hai sbagliato quando, perché, come, dove una lacrima saluta chi, forse, sicuramente (forse no) si ricorderà di te. In questa vita credi di non essere mai stato il primo attore ma una semplice comparsa, di una trama senza un chiaro significato, senza un copione ben tradotto, ma solo unici ciak, irripetibili. Chiudi gli occhi, lì riapri vuoi goderti quest'ultima farsa, che ti libererà dal tuo fardello, sarà solo un attimo, l'ultimo ciak, t'abbandoni. Addio.
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Commenti (1)

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Valentino Mazzuca7 luglio 2009

Trovo molto appropriato questo tuo stile secco, lapidario: quasi la parola, il lessico volesse trovare espiazione nel suo significato. Il tema, poi, è trattato con ammirabile scienza, e reso più "commestibile" grazie a qualche vecchio topos che si carica di nuove valenze. Poesia da ammirare.