Passò la lunga notte
Dimmi, giullare,
se tra i fidi consiglieri del re,
se tra i valvassini della corte
o le ruffiane delle alcove
s'alzò un mormorio sommesso
a ricordare quella lunga notte
quando, prima dell'alba,
le porte Scee furono aperte
dai tuoi petenti di te ammirati
e delle tue fortune.
Dimmi, giullare,
se qualche aio inascoltato
tentò di rammentarti la storia trafelata
di questo nostro Feudo;
se, mentre tu cullavi il tuo narciso,
ti disse mai che un popolo
spregiato e ardimentoso
garantiva a te la libertà;
a te, pasciuto e liscio come villan rifatto,
arrogante come ogni parvenu,
sensibile al potere
come un bastardo alle puttane.
Scendeste armi e carriaggi:
Attila e Brenno insieme
affamati da lungo digiuno
assetati di lunga vendetta
impaludaste la città.
Qualcuno ti osannò,
cesarperon, e tu, magnanimo,
prendesti le chiavi dell'arengo
le scorte alimentari
i giureconsulti al tuo servizio.
Poi...passò la lunga notte,
il sole s'alzò sul mare di carogne
e di sporcizia lasciato dalle truppe.
Nuovi semi furon piantati
ma molto, molto tardi
a riempire i granai fiorirono le messi.
26 luglio 2003
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L'autore
Carlo Digiovanni
Sono nato in provincia di Bologna l'11 aprile del 1944, dopo il liceo classico ho preso un diploma in filosofia e un diploma di abilitazione magistrale; mi sono iscritto all’Università ma non sono riuscito a laurearmi per mancanza di tempo e di soldi. Sono sposato, ho due figli. Per il Comune di Castiglione dei Pepoli,
Commenti (2)
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U
Ugo Mastrogiovanni2 maggio 2006
Messaggio sovversivo, tendenza anarchica, ma versi di rara fattura.
A
Anna De Luca3 maggio 2006
il tuo commento Carlo... e questa tua è proprio perfetta:messaggi forti, versi eleganti e pieni di contenuti. così è il poeta.!