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Spirituali 1 novembre 2009 · lettura 1 min · 4829 letture

Dov'ero io?

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Cerco il Tuo volto o Signore nel fratello che soffre, nel malato del corpo nel suicida della mente; l'immagine arcana del dolore che salvò l'uomo è chiusa in me e duole come una ferita che urla un nome, una domanda senza fine: dov'ero io?
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Dov'ero, dove sono o Signore...?

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (14)

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Triste1 novembre 2009

E' nella nota il mio commento:"Dov'ero... e dove sono?" Bellissima poesia che invita alla riflessione sul nostro modo di vivere e forse sul nostro modo di "non vivere". Molto piaciuta.

M
Mau03581 novembre 2009

Carissimo Ursaia, leggendo questa poesia mi è venuto in mente un solo aggettivo e ad esso non aggiungerò altro. IMPORTANTE. Per me vuole dir molto, spero così anche per lei.

Marisol581 novembre 2009

Versi profondi che toccano l'anima e solo Dio ci darà risposta. Bellissima poesia.

Saverio Chiti1 novembre 2009

...sempre a fianco del dolore, sempre accanto a chi soffre... perché non v'è differenza con esso, con loro! quando l'uomo soffre, quando gioisce... tutti gli altri fanno altrettanto! certo non è così molti diranno! ma non sono certo, l'effimere cose quotidiane che ci regalano Amore! ...è dalla la condivisione di esso che scaturisce quel sentimento che ci "eleva" ad essere uomini. mah! sembrerò "invasato?" oppure semplicemente, ingenuo, sempliciotto! ...ognuno di noi sa dove "dovrebbe" essere in particolari momenti, solo che ...spesso non si fa trovare! Belli questi versi, da far riflettere per ciò che siamo.

Danielinagranata1 novembre 2009

Sei ogni giorno accanto alla sofferenza una domanda? dove ero io? perché spesso si è impotenti di fronte al dolore e si vorrebbe poter operare miracoli ma non sempre questi avvengono toccante e profonda poesia splendida

L
Loreta Salvatore1 novembre 2009

Molti sono gli interrogativi angoscianti circa le nostre responsabilità per il fratello che soffre nell'indifferenza generale. Preghiera sofferta che ciascuno dovrebbe offrire al Signore, rendendosi consapevole della propria apatia al dramma del nostro prossimo. Profondamente apprezzata e condivisa.

Rosy Marchettini1 novembre 2009

Questi tuoi versi mi hanno colpito moltissimo perché "dov'ero io?" me lo sono domandato e non poche volte... Grazie per questa splendida ed importantissima poesia Piaciuta ed apprezzata nel profondo della mia anima, accettando i tuoi insegnamenti con umiltà

Berta Biagini1 novembre 2009

Versi che ci portano a guardare dentro di noi – esaminando minuziosamente la nostra vita, il nostro comportamento in ogni occasione, pensando a Chi per noi si è sacrificato.

Francesco Luca1 novembre 2009

molto colpito da versi sensibili e profondi. Condivido le tue domanda, ma a volte, forse, è giusto così. è giusto che non ci si trovi, lì, dove l'altro soffre; orse è il volere di Dio.

Antonella Bonaffini1 novembre 2009

Il mestiere che svolgi ha sviluppato in te una sensibilità disarmante... ma vedi dottore io non credo che sia solo questo. L'indole è quella di chi vorrebbe veder sempre ogni cosa al suo posto, ogni persona al meglio... l'indole è quella di chi dinanzi ad un disastro si distrugge per non essere arrivato in tempo... che dire? Toccante e profondamente bella.

Gabriella Caruso2 novembre 2009

Un dialogo intimo a Tu per Tu con il Signore. Grande umiltà, fede e profonda spiritualità.

L
Lorenzo Crocetti2 novembre 2009

Dov'ero io, Signore, mentre il fratello soffriva, ed io non ero presente? Se lo domanda il poeta, ed esprime con toccanti parole un senso incancellabile di colpa, un rimorso profondo. Dov'ero io, in quel momento, Signore? Il senso d'impotenza e di dolore non s'acquieta nel pensare che si è fatto quel si è potuto nei riguardi dei fatti conosciuti, che sono apparsi a noi nel nostro cammino. Ma chi avverte in maniera sensibile (non vorrei dire la parola "abnorme") questo strazio dell'anima che lo vorrebbe vedere presente in ogni circostanza, per aiuto a chi soffre, non è certo attenuato dalla convinzione che ciò che non è sotto la nostra diretta esperienza non vale. Il senso di colpa continua, e si eleva in un grido al Signore: "Dov'ero?".

Rasimaco2 novembre 2009

questi versi sono stati scritti con il cuore, sono la rappresentazione grafica del senso di colpa... in un lessico elegante ed essenziale l'autore ci spinge a riflettere... molto bella!

Veleno2 novembre 2009

Un parlare col cuore un esprimere un pensiero un ascoltare l'anima... versi di estrema dolcezza e snellezza... portano a riflettere. Apprezzata e piaciuta moltissimo