Ogni giorno

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
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Tutta la durezza di una professione, quando viene intrapresa come dovrebbe... cioè come una missione... senza svolazzi, di grande eleganza, molto sentita e piaciuta
molto triste, esprime tutta la solitudine di chi sopraffatto dal dolore continuo avrebbe bisogno di aria nuova.
Ti capisco, per un medico che combatte ogni giorno contro questo drago non é facile, anche quando é finito il turno, non puoi staccare la spina e non pensarci piú, tu te la porti a casa la sofferenza, lo trasmetti con questa tua poesia, questa lotta ti logora l'anima... Spero che la poesia ti sia di aiuto in questi momenti.
E' li nella solitudine che si dovrebbe rinsaldare la forza, non tanto lottando direttamente con la morte, ma cercandola di gabbare, senza darsi colpe ma poggiando sulla buona fede e sull'abnegazione oltre che alle capacità professionali, è molto difficile guardare intorno e trovare il vuoto, ma gli occhi che rimangono a scrutare l'anima sanno che si è dato tutto quello che si è potuto... Fa pensare questa introspezione quasi una confessione, da apprezzare la forma e la grafica, ma soprattutto merita solidarietà e comprensione.
Ogni giorno... sfida logorante, impegno ad essere contro la mediocrità dilagante, solitudine tra la folla che cieca va per la sua strada. I giorni inesorabili consumano il desiderio di vivere e di lottare. Ma che sarà del domani se il singolo rinuncerà a vivere? Riflessione provocatoria dall'evidente messaggio umano e sociale. Testo molto apprezzato e condiviso.
Sono stanco d'incontrarla ogni giorno, sono stanco della sua compagnia, sono stanco di combatterla, sono stanco di averla sempre vicino... Tu, medico e la morte camminate fianco a fianco, ma mai riuscirai ad accettarla, sei per la vita, tu...! Profonda e molto bella questa tua di oggi Piaciuta perché, finalmente, un medico che non dice: "alla, morte ci si fa l'abitudine" ...
Avrei voluto studiare medicina: oggi sono consapevole che sarei entrata in crisi dopo sei mesi di professione perché per persone particolarmente sensibili ritengo sia duro dividere la propria giornata con la morte dei propri pazienti. Versi molto profondi.
Poesia vera e sensibile. Io ne so qualcosa. Bellissima.
Spesso la solitudine è una conquista, perché con questa solitudine ti stacchi da un certo osservabile andazzo di molti, che trovano invece nell'indifferenza e nell'apatia una panacea e un tranquillità quasi assoluta. Sentire un'atroce sofferenza per tutto quello che non siamo riusciti a fare, malgrado tutto l'impegno possibile, è senz'altro sentimento nobile e generoso. Però neppure è giusto che, dopo avere operato al massimo delle possibilità, l'anima resti straziata invece che quieta e soddisfatta per aver compiuto, oltre ogni limite, il proprio dovere. Comunque, malgrado quest'ultimo "consiglio", apprezzo moltissimo il tuo modo di procedere, agire, pensare. Che dovrebbero avere in molti.
Purtroppo nella vita prima o dopo tutti rimaniamo soli, non abbiamo più chi alle spalle cerca di alleviarci le sofferenze ed ugualmente dobbiamo andare avanti – ma quando questo accade giornalmente, senza una tregua, perché è questo il proprio lavoro, allora si che deve essere insopportabile. Letta con grande coinvolgimento.
Caro Dr. Ursaia la capisco ed ancor di più l'apprezzo. Ho conoscenti, parenti ed amici, che svoglono la sua stessa attività.Ebbene, solo i più sensibili tra loro avvertono, intenso, il disagio del contatto quaotidiano con il dolore, la malattria, la morte. Si faccia dunque coraggio, non è solo, come sempre più spesso parrebbe di essere. .
Rende nobile la tua missione il non assuefarsi al dolore caro Paolo. Tu sei stanco di vedere attorno te tanta sofferenza e ma sai che hai tante persone grate per il tuo impegno. Odio e rifuggo quei medici che fanno i mestieranti ma per fortuna c'è gente come te!
Solo dinanzi alla sofferenza... non sono un medico ma sono cosa significa a volte sentirsi impotenti... 29 agosto... puro.
Difficile mestiere quello del medico quando si è medico e non si FA il medico... bisogna fare i conti ogni giorno con la sofferenza, la malattia e la morte e quando si ha un'anima sensibile come quella di Paolo, può diventare una sofferenza continua... Però io dico:" Avercene di medici, o meglio, di PERSONE come te!" Molto ben scritta, piaciuta davvero tanto per forma e contenuto
Un momento di stanchezza ...in questa continua lotta che logora l'impegno ...ma è così...chi riesce a sentirla e a viverla in ogni momento... non potrà mai non continuare a lottare... e tu lofarai anche nel tuo sonno... perché questa è la tua vita... Che bellissima poesia... di una verità che tanti non vogliono prendere...
quando si combatte tutti giorni contro la morte, ci si sente sempre un po solo, tu che lo fai ogni Dì, non t'invidio, capisco il tuo stato d'animo... molto sentita
versi che esprimono in chiaro il sentire di un professionista che esercita per scelta e non per mestiere... "il fare" è ben più facile "delll'essere " ... profonda ed intensa come il legittimo sfogo del poeta. molto bella!













