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Ribellione 10 dicembre 2009 · lettura 1 min · 3201 letture

Accanimenti

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Collega inamidata non è pietà la cieca ostinazione che ottusa dimostri, nè millantato amar di purissimo amore quell'uomo solo che è il tuo paziente; è medicina legale abuso spietato che tortura un disperato e la trepida famiglia. Lascia dignità alla morte di chi è già finito, sostieni chi con lui soffre piuttosto che lavarti le mani dal suo sangue con tecnica perfezione; la vita finisce, ma non la tua missione
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Accanimento terapeutico... sempre più frequente. Per paura di incorrere in denunce spesso assurde. Si torturano pazienti senza speranza, spesso sotto la spinta ed il sostegno dei parenti, che, per egoismo od ignoranza, non accettano che la vita finisce, e spesso non c'è niente da fare. Bisogna parlare con i pazienti ed i loro parenti, con onestà e senza paura. Accanimento terapeutico è malasanità.

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (17)

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Antonella Bonaffini10 dicembre 2009

Stasera sfondi una porta aperta... che dire? Spesso stanno anche zitti e si sostituiscono al Padreterno. Non so cosa sia peggio... meditata, decisa, sofferta... datata 29 agosto.

Rossella Gallucci10 dicembre 2009

In tutto e del tutto condivisa. Purtroppo fatti recenti hanno messo ancor più in evidenza la carenza legislativa in materia e la non volontà di trovare una soluzione, in nome di una "salvaguardia della vita"... ma questa è vita? Nessuno ha il diritto di obbligare qualcuno a curarsi se non lo vuole. Allora perché far soffrire in questo modo persone che non hanno speranza alcuna? Bellissimi versi, molto ben scritta. Di nuovo grazie Paolo per quello che fai

D
DarioC 8510 dicembre 2009

accanimento terapeutico non è allungare la vita, ma l'agonia... condivisa!

Clodiaf090410 dicembre 2009

Con sensibilità e immagini di rara efficacia il poeta ci introduce ad un argomento delicatissimo, quello della cura legittima o non legittima a una persona che soffre indicibilmente ed è ormai vicina alla morte. Non credo sia possibile in assoluto né condividere né non condividere il messaggio qui espresso perché riguarda la sfera intima dell'individuo malato e di chi lo ama e non si può generalizzare. Resta una poesia che lascia il segno.

Anna Maria Obadon10 dicembre 2009

Nelle mie peregrinazioni ospedaliere ho assistito a molte di queste scene: medici che si sostituiscono alla mano di Dio, ostinandosi a tenere in vita dei cadaveri. Forse ci vorrebbe più informazione per i parenti dei pazienti che possa far capire che il loro caro è ormai soltanto un corpo che respira artificialmente. E' un problema immenso molto ben evidenziato da questi versi che apprezzo e condivido.

Berta Biagini10 dicembre 2009

Solo dal titolo si capisce perfettamenmte a cosa andiamo incontro nel leggere. Un nodo veramente difficile da sciogliere – il pensiero umano è talmente vario che ognuno vuol sempre dire la sua in merito senza pensare al desiderio di chi avrebbe ragione d'intervenire - ci nascondiamo solo dietro ad una morale per sentirci tranquilli con la coscienza. Dobbiamo convincerci che la vita non è eterna e quando giunge il momento non si può che aprirle la porta. Parole che escono con fatica ... anche se non dovremo mai arrenderci - una bilancia che pende da ambo le parti.

Veleno10 dicembre 2009

Trascuro la forma e la fluidità e l'eleganza dei tuoi versi... per dar spazio al tuo dire e al tuo sentire... condivido i tuoi pensieri con tristezza, ed estremo dolore... ma la tua nota è di grande riflessione o forse no ...arrogandomi la presunzione il volerti conoscere... direi che è un pensiero che ti viene spontaneo conoscendo l'essenza della vita. Splendida

M
Mau035810 dicembre 2009

Eg. Dr. Ursaia, che mastodontica questione affronta lei oggi! Ammiro il suo coraggio ed il coraggio delle sue idee. Non sono all'altezza di esprimermi sulla questione, pur avendone un'idea, e quindi me ne astengo sottolineando ancora una volta la Sua indiscutibilmente cristallina e trasparente personalità.

D
Domenica Caponiti10 dicembre 2009

intensa e significativa poesia... a volte di fronte al dramma della morte bisogna rassegnarsi senza sperare in false illusioni che non ridaranno piu' piu' vita... molto apprezzata

Giovanna De Santis10 dicembre 2009

tema che arriva come una spina nell'anima, molto sentito, poesia letta di commozione apprezzatisima condivisa

L
Libera Mastropaolo10 dicembre 2009

Non saprei esprimermi a giudizio sulla questione delicatissima; non so se è ignoranza, come tu dici, o eccessiva sensibilità, l'accanimento terapeutico; la cosa certa è che la poesia è bellissima.

Rosy Marchettini10 dicembre 2009

Poesia che apprezzo moltissimo e condivido in ogni suo pensiero L'accanimento terapeutico non l'ho mai accettato e mai lo accetterò, ho già detto ai miei figli di lasciarmi andare senza prolungare le loro sofferenze e le eventuali mie. Voglio morire conservando la mia dignità, e se posso la mia lucidità anziché essere imbottita di morfina e a stento avvertire la mano di un figlio che possa stringere la mia Molte volte i medici, come giustamente dici tu nella nota, si accaniscono solo perché altrimenti vittime di denunce, o per caparbietà da parte dei parenti di avere ancora "vibo" il loro caro, già morto! Bella, proprio molto bella questa tua Piaciuta tantissimo

Carlo Fracassi10 dicembre 2009

Molto condivisi questi versi. Non solo accannimento terapeutico per i motivi addotti ma anche inutili sperimentazioni invasive ho dovuto contrastare a primari privi di scrupoli e di deontologia professionale.

Danielinagranata10 dicembre 2009

E' inutile aggiungere altro dolore ...altra sofferenza ai pazienti tante volte sono proprio loro a voler andare tra le braccia del Signore profonda da leggere attentamente e meditare bella poesia

Salvatore Ferranti10 dicembre 2009

Purtroppo non si sa mai cos'è giusto dire e cosa giusto fare in certi frangenti, quando la vita sta per finire. Questi versi fanno riflettere molto. Io non prendo alcuna posizione, perché penso che ogni caso sia diverso dall'altro, e bisognerebbe trovarsi nella situazione per potere prendere una decisione. certo è che l'accanimento terapeutico dovrebbe essere regolamentato meglio.- Applausi alla poesia.

Rasimaco10 dicembre 2009

mettendo da parte l'indiscussa stesura dei versi sempre belli, eleganti e raffinati, da essi scaturisce una grande riflessione su di un tema a sfondo sociale che riveste una certa importanza... l'etica ... e sotto questa parola chissà quante lordure si perpetrano a danno di pazienti che ormai non hanno più speranze di vita ma solo di dolore e sofferenza... come sempre il poeta eccelle...

L
Loreta Salvatore11 dicembre 2009

L'atteggiamento in relazione alla morte ed all'eutanasia non è sempre razionale, ma emotivo, soprattutto da parte dei parenti che non accettano la fine. Penso che la dignità della persona debba essere il centro delle nostre azioni e vada rispettata anche a costo di un sacrificio personale. Versi dal lessico incisivo, apprezzati e condivisi.