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Riflessioni 21 dicembre 2009 · lettura 1 min · 3476 letture

Noi, loro

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Fredda e saturnina la luce della luna tra valloni e dune, sabbia profumata di silenzio; nomadi vestiti di bianco alti e bellissimi che pregano l'unico Dio. Noi ci facciamo ombra da soli opulenti stupidi, e tra mille paure ci gingilliamo nel relativo. Loro, anime sane e rudi mai saranno sfiorate da un dubbio; vivono sereni, sanno che il destino d'ognuno è scritto sulla sabbia
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Noi ci sentiamo civili e moderni... ho i miei dubbi. La nostra modernità ci ha portato solo dubbi ed incertezze. Certo, anche comodità, progresso. Ma, mi chiedo... non abbiamo qualcosa, molto da imparare da popoli più semplici e frugali? Riflessioni nate da molti viaggi non turistici tra i Tuareg.

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (13)

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Silvia De Angelis21 dicembre 2009

Pieni di originalita' e termini di paragone questi versi mi hanno incitato a profonde riflessioni... Molto scorrevoli e ben scritti li ho apprezzati tantissimo

Rosy Marchettini21 dicembre 2009

Stavolta Paolo mi hai giocato un brutto scherzo! I Tuareg, i nostri tuareg che parlano di filosofia antica, profonda, VERA, loro non hanno i dubbi che arrovellano le nostre menti perse e disperse, loro conoscono ciò che noi ignoriamo, eppure siamo noi i plurilaureati, coloro che vogliono istruire chi molto più dotto di noi vive da molto prima di noi... Applausi, Paolo, da questo grande teatro Immensamente piaciuta anche perché avendo vissuto in Africa ho lavorato per questo popolo e in cambio essi mi hanno comunicato il loro sapere

Anna Maria Obadon21 dicembre 2009

Un Natale trascorso in Africa, mi ritorna alla mente, anzi no ...ce l'ho stampato nell'anima. La sacralità di quella popolazione... i loro riti semplici... le preghiere sentissime. Lo dico sempre che avremmo moltissimo da imparare noi grassi Europei. Poesia condivisa e apprezzata moltissimo.

Grazia Bianco21 dicembre 2009

Profonda come un abisso di saggezza... leggendo i versi lentamente si ha la sensazione di entrare in una dimensione di purezza.

Clodiaf090421 dicembre 2009

Il poeta sente il fascino dell'antica civiltà araba rappresentata dai Tuareg e dai loro solitari, nomadi costumi. Bella poesia, suggestiva, tocca le mie corde.

Carlo Fracassi21 dicembre 2009

Anch'io mi sono posto le stesse domande avendo viaggiato fra quelle popolazioni primitive che sembrano essere molto più felici di noi, ma poi ho pensato, senza false ipocrisie, che nonostante i nostri buoni propositi ed apprezzamenti non scambieremmo mai il nostro alienante benessere col la loro gioiosa povertà.

Enio Orsuni21 dicembre 2009

i colleghi mi hanno preceduto, hanno già espresso il mio pensiero, quindi dico solo: molto piaciuta.

Antonella Bonaffini21 dicembre 2009

Ritengo che loro vivano sicurament meglio... liberi. Molto suggestiva, molto apprezzata!

Berta Biagini21 dicembre 2009

Poter viaggiare è una gran cosa, ma riesce anche a farci soffrire ancor più nel vedere il modo in cui, pur nel nostro benestare, cerchiamo di rovinare quanto ci è stato donato e seppur riflettendo dubito che ormai si possa fare molto.

Veleno21 dicembre 2009

Semplicità e umiltà...privi di egoismi il mondo potrebbe vivere d'immenso apprezzare cio' che la vita e la natura ci ha dato...è saggezza quella che emani... che spesso naufraga nelle inconsapevolezze piu' assurde. Leggeri questi versi come se la loro purezza li facesse librare alti in senso mistico. Splendida

L
Lorenzo Crocetti21 dicembre 2009

Con me sfondi una porta aperta. Non v'è dubbio. Ho sempre pensato che la "civiltà" porti molto, dato che al telefonino cellulare possiamo vedere (se è di quelli più costosi) la persona con la quale parliamo. E a colori, per di più, e ti sembra poco? Ma laddove si parli di una "civiltà" interiore, credo proprio che il raccoglimento nel silenzio dell'anima sia la miglior fonte di elevazione dello spirito. Nomadi negli spazi dell'anima come i nomadi nelle dune del deserto. E' mai questo possibile nella nostra "civiltà" così rumoroso e densa di distrazioni? Forse anime nobili ci riescono. Ma sono ben poche.

Danielinagranata21 dicembre 2009

Una riflessione che mi è piaciuta molto la chiusa è splendida... avremmo tanto da imparare da loro

Chiara Vacchieri28 dicembre 2009

I nomadi del deserto, così come gli aborigeni delle foreste, sono popoli che perpetuano antiche sapienze, che tramandano tradizioni d'un passato che attraverso il loro ripetere si fa presente. La loro saggezza deriva da profonde conoscenze, da un sapere che sa di magico, di mistico e di divino! Bellissima poesia!