Io che a lungo perduto fui

soffio con tutto il fiato in gola
sulle vele della mia vita
per sottacere coscienza
dallo spropositato ego
devastatato di stanchezza
raccolgo la sera miseri cucchiai
di oppresse membra
la mattina ritornelli d'inquietudine
accompagnano stantie albe
dalle grigie ombre
forse solo doverosi balzelli
di consumati agi
ma non mollo
l'ancora di raggiunti porti sereni
non mi avventuro in un mare aperto
di folle solitudine
di chiuse ed ostili onde
pellegrine senza meta di burrascose darsene
giovani tenere spiagge
accalorano i miei pensieri
sono per appartati meandri miei sole spontaneo
irrorano la voglia mia
del desiderio di camminare perentorio
questo familiare lungomare
a me così caro
l'animo mio si rifocilla
come un bambino perduto
la vista e l'odore della madre
l'orizzonte si tinge d'azzurro
e sulla scia di tramonti assolati
io che a lungo perduto fui
ritrovato dolcemente mi abbandono
©
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L'autore
Midesa
nato(sono maschio) nel golfo dei poeti (a la spezia) nel marzo 1966...nel 2009 come per incanto all'improvviso ho incontrato le parole e la voglia di mettere su carta sensazioni emozioni desideri a volte nascosti anche a me stesso
Commenti (2)
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Enio Orsuni21 dicembre 2009
dal nero all'azzurro. bel salto di stati d'animo. molto bella e scritta divinamente. .
Paolo Ursaia21 dicembre 2009
Elegante, raffinatissima. Da assaporare lentamente, cogliendo ogni sfumatura. Piaciuta


