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Fiabe 28 dicembre 2009 · lettura 2 min · 7382 letture

Il giardino del re

Nemesis Marina Perozzi 507 poesie pubblicate
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La bimba viziata, dagli occhi di mare, giocava coi sogni nel giardino del reame. Scalzi, i suoi piedi danzavan tra i fiori, ai quali narrava di fate e di gnomi. Un giorno si accorse di un bimbo spaurito, nascosto e tremante tra le rose del re. Stupita, curiosa, la bimba lasciò che lui le parlasse, così l’ascoltò. Dalle sue labbra petali nuovi, di seta e velluto, cadevano lievi. Tra magiche note e accordi alati, scendevano anche cristalli ghiacciati: lacrime gelate, sul prato del re, che la bimba raccolse e nascose per sé. "Curavo un giardino un tempo lontano, era il più bello di tutto il reame, ma un giorno seguendo uno sciame fatato, ho perso il sentiero: non l’ho più ritrovato". Commossa e stregata, da tanto dolore, l’accolse fra i doni, la bimba viziata. "Ti offro il giardino: diventane il re!" Per giorni e per mesi rapita ascoltò e di ogni altro fiore, ormai si scordò. Dal calicantus alla gialla mimosa, fino al profumo del tiglio, s’inebriò, la fanciulla, di quel candido giglio. Alla vigilia del fior di lavanda Di colpo l’incanto un mattino svanì: "Sei soltanto una bimba viziata" Rabbioso lui le ruggì, mentre le labbra lasciavan cadere taglienti spine, grovigli di rovi. Sfregiata, ferita, la bimba viziata, guardandolo uscire pensava avvilita: "Rifugio o prigione, il giardino del re?" Mentre in colpa lei si sentiva, lo sguardo allungò, oltre la riva. A passi veloci, lui camminava... finché lo vide, spaurito e tremante, strisciare furtivo nel giardino segreto di un altro regnante...
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L'autore
Nemesis Marina Perozzi

Nella mia alquanto lunga vita ho avuto, e ho tuttora, tre grandi amori: la musica, la fotografia e la scrittura, ma le poesie mi hanno sempre messo in ansia. Al solo pensiero di dover cancellare una parola, una virgola, un segno di punteggiatura, sudo freddo. Mi sembra di abbandonare dei figli miei, facendo loro un tor

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Commenti (2)

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Marina Pacifici2 gennaio 2010

Versi soavi e carezzevoli scritti da una poestessa di autentico talento. Poesia emozionante che arpeggia le corde dell'anima come un assolo paganiniano. La chiusa è sorprendente. Gli occhi velati di lacrime della bambina che vedono il ragazzino allontanarsi ed entrare furtivamente in un altro giardino. Occhi mesti che brillano come lo sguardo malinconico della Sirenetta di Andersen che scruta il mare. Indubbiamente regale è il cuore della poetessa. Ed il giardino incantato e lussureggiante ne è splendida metafora. Un applauso alla tua straordinaria evocatività.

Vivì8 febbraio 2010

Ho voluto leggere la prima poesia che hai pubblicato e sono rimasta inacantata dal fascino di queste prime tue rime. Sono contenta di averla letta, anche tu possiedi il dono di far tornare indietro nel tempo. Applausi e lodi!