Fiabe
3 gennaio 2010
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Il sonno di Fata Morgana
C’era una volta Fata Morgana,
che aveva smarrito di vita ogni brama.
A piedi nudi il deserto volle affrontare,
in cerca di un pozzo, per riposare:
la ragione e il suo nome voleva annegare.
Quando, infine, esausta li vide,
di ogni suo velo si volle svestire
e intonando un lamento al disincanto,
li affogò entrambi, senza rimpianto.
Poi recise la corda al secchio annodata,
che sprofondò, a sua volta, dimenticata.
Infine implorò il suo custode stupito:
"Sigillami il pozzo, con pesante granito".
In preda a totale e completa follia,
Fata Morgana le membra affondò
nella sabbia rovente e si appisolò.
Il ghibli confuse le dune col cielo
e un sibilo giunse da molto lontano,
recando una macabra danza di morte,
alla fata impazzita, dormiente,
che alla luce del sole rovente,
sognava dell’oasi l’ombra accogliente.
Occhi felini ne vegliavano il corpo,
mentre la fata, in silenzio, moriva.
Nel sonno profondo, beata, sorrise,
così sul deserto, come d’incanto,
il vento cessò, tramutandosi in pianto.
©
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L'autore
Nemesis Marina Perozzi
Nella mia alquanto lunga vita ho avuto, e ho tuttora, tre grandi amori: la musica, la fotografia e la scrittura, ma le poesie mi hanno sempre messo in ansia. Al solo pensiero di dover cancellare una parola, una virgola, un segno di punteggiatura, sudo freddo. Mi sembra di abbandonare dei figli miei, facendo loro un tor
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