Lacrime di pianoforte
eccoci mondo
eccoci
alla mattina, straziante
sono venuto a farti visita.
il tempo di vederti, ammirarti, stupirmi,
schifarmi.
eccoci mentre ti vedo
tra le note di Allevi
e quelle di Elton John
e un pigiama sfibrato
eccoti
eccoti mondo
ci rivediamo
sono venuto a trovarti
ora
questa mattina
di un tiepido santo Stefano
e fuori le nuvole
e un cuore che dentro spara le
sue ultime cartucce
e piange
con gli uccelli
le pozzanghere
i libri
e con le note di questo
pianoforte
oggi
ci siamo rivisti mondo
ma tu
non sai più piangere
non ti sai emozionare più
mentre io vibro
nel mio pigiama sfibrato
e pulso
e batto e mi scordo
come un violino come un fiore piegato come
rugiada
scendo, scendo, come le mie lacrime
che ti regalo,
perché tu non ti sai più emozionare mondo
è solo guadagno e estetica
e superficialità e sesso
senza musica, senza candele
oggi che ci siamo rivisti
in questo tiepido santo Stefano
dopo un natale congelato
la rugiada è caduta ancora
e stupisciti mondo
riprendi a girare,
io
so ancora
piangere.
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L'autore
Fabrizio Rizzi
"Questa è la tua presentazione ai lettori, si raccomanda modestia e sintesi!". D'accordo: vivo a Taranto, ho 20 anni, scrivo poesie da quando ne avevo 12, ho affrontato la malattia, mi sono innamorato, ho tradito, amo la birra, amo Bukowski, amo il sorriso. Dimenticavo: faccio a pugni ogni giorno con la vita.
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