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Sociale 9 febbraio 2010 · lettura 1 min · 2913 letture

Alzheimer

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Il brivido del silenzio scende gelido nella sera e vita inespressa s'agita nel buio; la vecchia disanimata mente sprofonda nella sua rovina ed un ultimo riflusso l'agita per un istante. Colori antichi memorie profumate, romantico rewind che anima un sorriso; poi, l'oblio lacerante e la lunga quiete che ghiaccia gli occhi.
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La malattia che ti porta via la vita mentre sei ancora in vita...

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (7)

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Grazia Bianco9 febbraio 2010

Una descrizione da brivido, così soft ma anche così reale... so cosa significa... e guardare negli occhi di chi è statpo colpito è come guardare in un lago senza fondo...

Anna Maria Obadon9 febbraio 2010

Chi, come me, ha avuto la sventura di incontrare sulla sua strada la malattia di Alzheimer e la presunzione di poter assistere una creatura tanto amata colpita da quel mostro ha dovuto sicuramente combattere contro un muro di indifferenza. I malati di Alzheimer devono combattere con la disgregazione inesorabile della propria mente e contro l'indifferenza che li relega fra i vuoti a perdere. Mi ha troppo colpita questa situazione di vita per non concludere che sappiamo riempirci la bocca soltanto di parole... e basta! I malati sono disperatamente soli... e i familiari devono combattere anche per la loro più piccola " esigenza".Probabilmente ciò che ho detto non c'entra nulla con la poesia scritta molto bene... io... non posso dimenticare!

Kiaraluna9 febbraio 2010

Credo che nessuno che ha vissuto una simile esperienza possa dimenticare...è la morte in pillole giorno dopo giorno. Versi amari e veri, pienamente sentiti e condivisi.

Antonella Bonaffini9 febbraio 2010

Conosco e la sensazione è da brivido... come la tua poesia. Triste ma bellissima!

Berta Biagini9 febbraio 2010

Fanno male questi versi – eppure quante volte nominiamo questa malattia solo per far capire a chi ci è vicino che si sta incamminando su questa strada – bisognerebbe pensarci due volte prima di parlare e non buttarla sullo scherzo - che è proprio di cattivo gusto.

Carlo Sorgia9 febbraio 2010

Drammatici versi per una malattia che non perdona e lentamente ti succhia l'anima. Lirica che ho molto apprezzato.

Antonio Biancolillo9 febbraio 2010

Stupenda riflessione... atroci sensazioni avererle viste passare... e rimanere increduli del vuoto che riempie la vita... di ricordi che svaniscono... Troppi sono i ricordi di questo male... Apprezzatissima...