Busso ribusso e che non apri spero

Sfugge codarda dai palmi stanchi
linea d'amore spezzata dalla vita
Scivola lentamente lungo i fianchi
un altro giorno di latta arrugginita
Eppur son qui a respirar dov'ero
quando la brezza ci sembrava vento
Busso ribusso e che non apri spero
la tua porta di massiccio argento
Ho raccolto rare viole nascoste
sotto inesistenti arbusti di risposte
simili a desideri e le accarezza
un vento che può sembrare brezza
Io credo che domani tornerò
dove oggi ho trovato queste viole
ma che non apri spero e spererò
bussando forte fino a farmi male
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L'autore
Gabriella Cantoni
Ho il cuore in tasca, cambiato in spiccioli e vado pagando debiti più vecchi di me Pesa la moneta, più della banconota Ironia delle cose! Il meno vuole un più largo contenente che non il più, al quale basta poco... forse niente...
Commenti (3)
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Veleno17 febbraio 2010
E' sorprendente il contenuto... malinconico ma non certo incerto... un ritmo riflessivo colmo di sensazioni ...sotto certi aspetti struggenti... emotiva. Splendida
Salvatore Ferranti18 febbraio 2010
preziosa tristezza in questi versi che profumano come rose al sole. la speranza è sempre vicina, ad un passo, pronta ad essere colta. versi molto apprezzati.
Paolo Eroli18 febbraio 2010
Di grande ironia e ...di grande acutezza... Versi belli da centellinare... Rarita'!


