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Dialettali 18 febbraio 2010 · lettura 2 min · 6190 letture

Er lamento de Pasquino

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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L'artra notte stavo a passeggia' pe' Roma bbella senza 'n penziero pe' la capoccia; a 'n certo punto però m'ha bloccato 'n rimbrotto 'nsistito e arzando gli occhi me so' ritrovato sotto er busto smozzicato de Pasquino che brontolava de brutto. "Che te s'è sciorto, Pasqui'?" "E te lo devo puro spiega'?" me rampogna quello 'ncavolato come n'ape; "ma te renni conto che tra Granne Fratello isole dei famosi e fattorie varie, partite de carcio, amici e compagnia bbella, zozzerie varie feticci e 'mbrogli, e me fermo qui che me s'arivorta la panza, sembra che 'r cervello ve lo siete fumato a furia de rovista' co lo sgommarello dentro tutta 'sta monnezza? Quasi quasi era meglio quanno potevo piglia' per culo er papa re; armeno quello tra le tante nefandezze ogni tanto quarche opera d'arte la commissionava, magari pe' li cavoli sua, per fa' er meglio fico, ma adesso che ve rimane?" E qui, so' sicuro, quarcosa ho sbagliato, ma nun potevo resiste: "a Pasqui', ma che stai a di'? Ma nun te rendi conto quanto so' grandi le opere che famo ar giorno d'oggi? Nun lo vedi come semo avanzati 'n politica ner monno del lavoro e 'n quello de la giustizia? Artro che Michelangelo e Bernini!" E quello dopo 'secondo de silenzio: "c'hai raggione pure te, siete insuperabili a fa' casini!"
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Non l'ho messa in "satira"...i motivi sono evidenti. Non c'è niente da ridere...

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (8)

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Kiaraluna18 febbraio 2010

Niente da ridere, no. Siamo davvero bravi a sovvertire le llegi di gravità della coscienza, imbattibili. Poesia stupenda Paolo, pittoresca e sferzante, decisamente amara. Applausi.

Salvatore Ferranti18 febbraio 2010

poesia che è come un affresco rinascimentale. ed hai ragione, non c'è niente da ridere. molto intensa, di grande ritmo, pienamente apprezzata e condivisa.

Cuccu Anna Maria18 febbraio 2010

Sì, sul fatto che purtroppo ci sia poco da ridere visto che si va sempre peggio e non si intravedono spiragli di luce. Apprezzatissima.

Enio Orsuni18 febbraio 2010

e io che me credevo che Marforio fusse morto. dice, si, era morto ma mmo e arisuscitato. e allora ortre che a mettela sur sito perché nun vai a appenela sur busto de pasquino? quello è er posto indo' dovrebbe sta' hai capito? Mrfaldo... la nòva voce der popolo.

Antonella Bonaffini18 febbraio 2010

Non so a voi ma a me verrebbe tanto da piangere... pure le dialettali adesso! Sei mitico!

Veleno18 febbraio 2010

E' semplicemente stupenda un poetare e ponendosi sul piano dialettale un parolare apprezzatissimo anche per il suo contenuto. Splendida

Berta Biagini18 febbraio 2010

Se proprio devo essere sincera un sorriso l'ho stroncato a metà – non c'è proprio niente da ridere (ripetendo le parole dell'autore).

mp47pasquino19 febbraio 2010

Giuro che de sto'monno so'inquilino nun so' più tempi d'attaccamme er fojettino me rivorto tra le pietre e i pantaloni ner vedè sto monno de ladroni a li tempi mia se rubbava pure ar povero er quatrino ma er rispetto se vedeva dar fornajo oggi al li poveracci nun je date più nemmeno l'ajo voi state bene immezzo a sti casini oggi dall'orefice comprate li crostini cor sarmone che voi che dico a Paolo tu nun metti fojettini m'hai messo un ber magone appiccicanno sto librone... Grazie Paolo e scusa il mio contro canto, ma il nome mi è simile anche di fatto. apprezzata e condivisa profondamente.