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Riflessioni 10 marzo 2010 · lettura 1 min · 3247 letture

Lavorare?

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Squallido gestire fatto d'umanità ridotta a pedina, serva inutile non di Dio ma di pallidi fantocci che riferiscono tristi a mezze figure referenti del nulla. Non v'è interesse umano solo politico tornaconto e la gente soffre lavorando, muore bestemmiando.
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Lavorare... con qualcun altro che decide per te.

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (6)

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Giovanna De Santis10 marzo 2010

condivido appieno ogni verso non solo lavorare e soffrire ma essere anche vittime come pedine figli di un dio minore del potere, stupenda stesura, poesia di contenuto vero e profondo applausi infiniti alla sensibilità dell'AUTORE

Raggioluminoso10 marzo 2010

Contenuto vero e profondo in una società ove qualcuno, a ben vedere, ha coniato i nuovi valori nati, quelli dei "porci comodi". Riscoprire il gusto della vera umanità, obiettivo che sembra ormai chimera. Lirica molto profonda e condivisa. Molto apprezzata!

Crepax7310 marzo 2010

Poesia scritta bene. Condivido la riflessione anche avendo una mia attività sono sempre sotto scacco di chi decide per me e la mia impresa. Mi piacciono le liriche che scavano sui problemi reali...

claudia cafagna10 marzo 2010

c'e' sempre una gerarchia in ogni ambito, purtroppo. però la differenza sta in chi detta le leggi. se chi lo fa, fosse come un padre che detta regole ai propri figli, lavorare, essere subordinati sarebbe tutta un altra cosa. c'e' da dire, d'altro canto, che ormai, beato chi il lavoro ce l'ha!

Antonella Bonaffini10 marzo 2010

Una realta che ci appartiene sempre più spesso purtroppo... denuncia che arriva la tua!

Berta Biagini10 marzo 2010

Anch'io mi sono domandata tante volte perché non potevo mai portare qualcosa sino in fondo – sempre qualcuno voleva metterci lo zampino – forse solo ora ne capisco il perché – posso ringraziare questi versi che mi hanno illuminata.