L'infame
Paolo Ursaia
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Eccolo infame
il veleno dello scorpione
che millantava amore,
ed altro non era
che comoda impunità
libertà di ferire
da squallido vigliacco
al riparo di altrui affetto;
bastò aprire gli occhi
e guardar dietro la tenda;
si sentì nudo il piccolo re,
e reagì da infame.
Ed è dolore per sogni sprecati
per candore ricambiato col fango;
ma non sciupa il fiore
il letame dell'uomo,
ma lo rende forte
profumato e fiero:
guarda le stelle,
la vita è a cielo aperto,
e se non m'arrogo
il potere di curare il cuore,
pure ti stringo la mano...
la terra è un'arancia dolce.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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Antonella Bonaffini21 aprile 2010
Troppi ne abbiamo incontrati e troppi ne incontreremo... giusta ribellione la tua... allontana l'assuefazione a quelle Bip... che non ci appartengono! Bella!

