27 lettori online · 362.835 poesie · 7.971 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Pagina personale nemesis.clubscrivere.it — spazio del socio sostenitore
Home Poesie Sociale
Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Nemesis Marina Perozzi
Si attiva solo se vuoi tu — non parte da sola.
Sociale 16 giugno 2010 · lettura 1 min · 6052 letture

Il treno dell'emigrante

Nemesis Marina Perozzi 507 poesie pubblicate
+ Segui
Partirai per la breve vacanza tra pochi giorni all'alba tra i tigli roridi di rugiada. Eppure la tua mente ha già iniziato il viaggio che ti allontanerà da questa desolata landa che non seppe accogliere chi arde di perenne nostalgia per una terra che non riuscì a trattenere i figli, espulsi dal grembo inospitale che povertà non potè nutrire. Ramingo rabbioso inaridito sentimento che non sa trovare luogo in cui trapiantar le sue radici troppo esili ormai per aggrovigliarsi a questo suolo madido di pioggia e di sudore.
♥ 0 💬 26
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Dedicata a tutti gli italiani che hanno lasciato il Sud per cercare lavoro al Nord e l'Italia per trovare fortuna all'estero e soprattutto ai giovani, che ancora oggi partono...

L'autore
Nemesis Marina Perozzi

Nella mia alquanto lunga vita ho avuto, e ho tuttora, tre grandi amori: la musica, la fotografia e la scrittura, ma le poesie mi hanno sempre messo in ansia. Al solo pensiero di dover cancellare una parola, una virgola, un segno di punteggiatura, sudo freddo. Mi sembra di abbandonare dei figli miei, facendo loro un tor

Tutte le opere →

Commenti (26)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
Barbara Golini16 giugno 2010

come posso io che lavoro con figli di italiani emigrati non leggere ed apprezzare questa tua e ringraziarti davvero di cuore di aver ricordato ancora una volta coloro che la loro terra hanno dovuto lasciare e che a volte debbono ancora lasciare per sfortunati casi della vita. A loro e ai loro figli, ragazzi con una gran forza e una grande capacità, spesso sottovalutata andrebbe indirizzata questa tua che mi affretto a mettere su fb per dare modo ai mie ex alunni di leggerla. Grazie Marina! Mi hai commossa.

Raggioluminoso16 giugno 2010

Un viaggio "doloroso". Non è facile lasciare la propria terra e non sarà facile per i figli di quelle persone che non potranno riconoscersi in nessuna terra e perderanno il senso di una "radice identitaria". Drammi di piccoli e grandi molto sottovalutati. Dedica quanto mai sentita e condivisa. Una poesia altamente significativa. Apprezzatissima!

Salvatore Ferranti16 giugno 2010

io ne conosco tante di queste persone che ritornano... se la tua è la stazione di partenza, la mia è quella d'arrivo. e conosco il loro sguardo, i loro occhi velati di lacrime, quando sono costretti a ripartire... le radici sono importanti. e un emigrante sarà sempre tale... anche dopo 50 anni. poesia molto bella, apprezzata e condivisa.

Enrico Baiocchi16 giugno 2010

I treni ed i viaggi della speranza, o forse della disperazione, lasciare le radici e i propri affetti, conservando in un fazzoletto quell'unico desiderio, ritornare a vivere nella propria terra il prima possibile. Non sempre quel desiderio si è potuto avverare e allora rimane solo quel fugace palliativo, trascorrere alcuni giorni di vacanza per riempire i propri polmoni di quegli odori ed i propri occhi con quelle immagini che ci hanno accompagnato per una vita.

Daniela Pacelli16 giugno 2010

Bellissima Marina, parte come una vancanza all'alba tra la rugiada, spalmata tra versi leggiadri ed emozionanti... ma ben presto si capisce che non è tanto una vacanza... ma del bisogno di migrare verso il nord dell'Italia o all'estero per cercare fortuna e alvoro con cui poter vivere. E' sempre triste abbandonare le proprie terre, radici e famiglie. Letta con molto interesse Marina, sei sempre super! Applausone

Ela Gentile16 giugno 2010

Veramente numerosi sono stati da sempre gli italiani che sono emigrati all'estero in cerca di lavoro, come pure dal sud verso il nord dell'Italia e questo ha procurato tanta nostalgia della terra natia, tanto dolore. E' un tema molto sentito questo che ha affrontato Marina in questi versi come al solito magistrali e con uno stile perfetto e meritevole di plauso.

C

dovresti dedicarla anche a tanti giovani, abito al centro italia, ma i miei figli, sono in partenza per l'estero, non si trova il lavoro, fenomeno ormai non più di appartenenza al sud. bei versi come sempre super

D
Dany Blasi16 giugno 2010

Figli, giovani che partono lasciando la loro identità,le loro radici, per sempre. Tema attualissimo e importante trattato con versi veramente profondi e grande sensibilità!

S
Silvia Cingolani16 giugno 2010

Bellissima poesia che mette l'accento sulle proprie radici, e mi ha fatto riflettere, a me che ho sempre vissuto nella città dove sono nata, sul fatto di non dare per scontato tante cose... un abbraccio Marina, sei grande.

Berta Biagini16 giugno 2010

E quante madri soffrono – ma è per il loro bene pensano – consolandosi così nell'attesa.

Kiaraluna16 giugno 2010

Versi incredibilmente toccanti, dedicati a chi ho dovuto strappare le radici della terra natia da sotto le scarpe... ma mai dal cuore, per dare la speranza di un futuro dignitoso ai propri cari o solo per motivare sè stessi. Bellissima... tocco d'anima.

Anna Maria Obadon16 giugno 2010

I treni con le vetture di terza classe degli anni '50 gremiti da uomini, donne e bambini alla ricerca disperata di una nuova vita. Emigranti dal sud che hanno trovato spesso emarginazione e una sottile forma di razzismo e... la storia si ripete. C'è sempre qualcuno più a sud che si sposta per cercare una speranza di vita dignitosa... corsi e ricorsi storici. Bella.

Silvia De Angelis16 giugno 2010

Un meraviglioso pensiero dell'autrice verso tutti coloro che sono costretti ad un forzato trasferimento di sede per motivi di lavoro... Lirica molto ben congegnata, musicale e molto apprezzata

Lena Orfeo16 giugno 2010

Grazie per questa splendida poesia... Un'opportunita' che ci offri su un piatto d'argento per affrontare un tema sociale tutt'ora attuale, quello dell'emigrazione. Lasciare il cuore della propria terra per cercare altrove alternative altrimenti inesistenti è estremamente doloroso. Il viaggio degli emigranti è un po' sconfitta, un po' speranza. Senz'altro un'esperienza difficile... Dover lasciare gli affetti è cosa estremamente dolorosa... Sentita nel profondo!

Una lirica molto toccante... Ne conosco tante di queste persone che hanno lasciato il loro paese del sud per trovare lavoro, per campare... Anche quando sono stata in brasile, quanti emigrandi italiani a cercare fortuna... E beh quando magari poi dove vai in qualche modo trovi tuoi compaesani, il distacco fa meno male, ma se no come ti senti tagliato fuori dala tua terra natia... che mai si dimenticherà! Stupenda un vero tocco d'anima!

P
Pp16 giugno 2010

Ottima poesia, per il tema per la stesura... Complessivamente superba!

Moreno il Duca16 giugno 2010

brava Marina questa tua lirica colpisce nel profondo dell'animo e penso che fra un pochino dovrò per forza di cose prendere la valigia e cercare fortuna anch'io altrove dato che la nostra italia non offre più alternative o scelte ciaoo apprezzata

Vivì16 giugno 2010

Una lirica che trasmette un messaggio doloroso per noi italiani che abbiamo sempre dato sangue e sudore all'estero. Ed ora è la volta dei paesi più poveri, ma davvero sappiamo accoglierli tra noi? Una tematica molto attuale e difficile d'affrontare perché dai cento e più risvolti. Una poesia a tratti commovente, intensa e condivisa.

Clara Gismondi16 giugno 2010

Argomento che sento molto attuale ...Anche io sento che l'emigrazione, anche quella del cuore, ci porta lontano da quello a cui siamo legati da infiniti fili anche invisibili e il nostro destino è di essere eterni viaggiatori... Argomento a cui dovrebbero riflettere i nostri cari governanti xenofobi. Sei molto sensibile! E mi piaci molto!

Giovanna De Santis16 giugno 2010

e lasciano la terra propria gli emigranti con dolore e speranza per un futuro appagante, ecco ancora la nostra Italia che come sempre lascia partire figli, e che sappia almeno amare gli immigrati, noi che siamo da tempo esempio di emigrazione mi commuovo a questi versi... distante da non molto alla mia nativa terra e ne soffro, posso immaginare chi è da miglia e miglia lontano, nei sporadici brevi ritorni gioia quando si arriva, lacrime quando si va via. L'amore per la terra è amore innato come genitore, figlio, grazie Marina la conservo come un'immensa prreziosità

Francesco Luca16 giugno 2010

poesia che apprezzo e condiviso purtroppo anche questo fa parte del gioco... complimenti

Aldo Bilato16 giugno 2010

chi ultimo arriva... male s'apposta... allora dico solo che c'è del sentimento... in questa tua poesia... e tanto risentimento... nelle tue parole... cià.

Danielinagranata16 giugno 2010

Un viaggio triste quello dell'emigrante... lasciare le proprie origini i propri affetti occhi pieni di lacrime durante quel viaggio ognuno avrebbe il diritto di avere il lavoro nella propria città ma è sempre il solito discorso c'è chi ha i soldi che sversa e chi non ha neanche un tozzo di pane e per averlo deve solo emigrare e fare mille sacrifici una poesia riflessiva e molto bella che ho tanto apprezzato

Angela16 giugno 2010

Versi molto belli i tuoi che sanno raccontare bene questa piaga sociale che procura un dolore inenarrabile ai protagonisti di questi viaggi sorretti da mille illusioni rabbia speranza e tanti sentimenti che li accompagneranno tutta la vita assieme al desiderio di ritornare nella loro terra d'origine. Accade anche come ulteriore beffa del destino a coloro che ritornano dopo tanti sacrifici di sentire come un senso di smarrimento un senso non appartenza a nessuno dei due paesi. Quello dell'emigrazione è un dramma dalle molte sfaccettature di cui spesso non sia arriva a conoscere tutta la vastità dell'imenso dolore che procura

Lucia Volpi16 giugno 2010

questa poesia la sento particolarmente, anch'io come tanti, molti anni fa ho lasciato il paese, solo 100 km distante, ma per me ragazzina è stato come morire.

Tiffany 7016 giugno 2010

...e pensare che ci sono ancora ragazzi del Sud che sperano di vincere un concorso per lasciare il paese natio e magari traferirsi in qualche ufficio del nord a 900 euro al mese... che per primi ringrazino i loro politici che hanno mangiato per decenni i miliardi che dovevano servire alla stabilizzazione del lavoro al Sud... quante cattedrali nel deserto... quanti bei servigi alle mafie locali...