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Introspezione 29 giugno 2006 · lettura 2 min · 688 letture

la morte & il giullare

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Fedro 3 poesie pubblicate
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Ecchime, signore at li sordi, Vieni meco homo Che de li tui balordi Te mostreria lo tomo Et co mio sommo scherno Te preparia lo strazio, Che at lo futuro eterno Tu avria a pagar dazio Fosti a lo villan gente Ma ti credesti lo padrone, Et ora sii impotente Et figuri lo castrone Ma questa saria soltanto Una de le tante colpe, Te menasti vanto De mille azioni stolte De la corte fosti giullare At ti passo per lo capo Che a poter regnare Tu fosti stato inventato Sii stato buon auspicio Lo ametto, est lo vero, Ma ti rimetti at lo judicio De lo nero cavaliero Or, siccome lo tormento L'è presto at arrivare Ti fò grazio di'n momento Per poterti confessare. Tu non par certo di me migliore Se son vere codeste tue parole, A scoltarti ben magari Si direbbe che tu sia lo mio pari Son più cent'anni, e forse passa, Che veria popoli a pagar cassa Ma si sempre solo senza compagnia, Fimmena,masculo o animal che sia M'hai parlato, con malo garbo, Ma dacche non son codardo Per quanto mi punti addito Me ne sto immobile et compito Non fu certo per mia voce Che nacqui con cotal croce, Di giubilar de lo disgraziato Io son stato scelto at disignato Non son certo di nobile genia, Mai mancai a la parola mia, De li potenti avria dileggiato Ma manco lo pane avria rubato Parlasti co fervida veemenza Dicendo ,malagrazia; colossal scemenza Or ora m'hai at cussi judicato Di ciò che fui et tu non saria stato Mo rido et lo fò con gioia Che no tremo dinnanzi at lo boia Muoio, peggior de li assasini, Ma ho vissuto più de mille burattini At lo scoccar de l'ultimo minuto Un quesito ti pongo, assai arguto, Tu che mi desti lo peccato capitale Chi fosti per divider lo bene da lo male
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Commenti (1)

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Totto29 giugno 2006

un dialogo molto particolare con uno stile che rimanda all'antica lingua italica.bravo