Del giorno che pigro non si sveglia
Sono i mesi senza tovaglia
sulla plastica segnata dal freddo
punge l'aria l'iride dispersa
nei profili confusi d'orizzonte
Tace la piazza nei passi assenti
restano accesi occhi di finestra
sul giorno che pigro non si sveglia
rimboccato ai sogni ancora in volo
Sbadiglia sulla penna ogni pensiero
nei Mandàla d'inchiostro inventato
dilatano le pause di ogni tratto
mentre il pendolo balbetta i secondi
Sarà che non mi guarda il cellulare
nel muto camminare la distanza
sarà che le parole che non sento
gridano più forte del mio foglio
(17/01/10)
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Commenti (2)
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Dalassa14 luglio 2010
Il viaggio iniziatico della mente che produce versi ... da dove proviene... e come arrivare al suo centro? Il Mandàla d'inchiostro rende bene l'idea di cosa prosperi nell'animo e come misteriosamente ci sia l'impellente bisogno di trasmettere un'interiorità tanto eloquente... il "fresco" di questa poesia fa fuggire e passare oltre la torrida estate. Intima, raffinata e tanto bella.
Cristina Khay14 luglio 2010
Ossequi Maestro, quanto tempo! Penna d'indescrivibile leggerezza nel poetare le emozioni più dense ed intense.
