Einsteiniana
Capire le scientifiche scoperte
non è a portata forse dei poeti,
che davanti a dei numeri inconsueti
non lasciano mai tante porte aperte.
Ma capita talvolta, per azzardo,
di penetrare a fondo quei misteri,
se dopo si rivolgono i pensieri
a ciò che ci è successo, e pur lo sguardo.
Che tempo e spazio non sono diversi
tanto fra loro, forse me ne accorsi
in quel Settantadue, quando risolsi
di vivere a Lisbona dì diversi.
Non solo nello spazio, anche nel tempo
viaggiato avevo, ero ritornato
in quell’Italia di quando non nato
ancora ero, nel fascista tempo:
l’Africa obbligatoria s’imponeva
ai giovani soldati che, potendo,
avrebbero evitato quel crescendo
di guerre in cui la vita si perdeva;
"allegra è la città", disse il tassista,
ma nei locali degli ambigui volti
con discrezione erano rivolti
a chi s’incamminava in altra pista;
e il più grande poeta non Fernando
Pessoa veniva allor considerato,
ma senz’altro chi lustro aveva dato
ai nobili e a chi visse navigando;
in compenso gli odori ed i sapori,
nell’aria e per le strade di Lisbona,
erano ancora quelli della Roma
cui Carlo Emilio Gadda diede allori.
Per visitare un altro tempo, a volte,
non c’è bisogno di musei scrostati,
basta spostarsi solo di quei dati
chilometri, e aprire le sue porte.
©
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L'autore
Antonio Terracciano
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
Commenti (2)
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Silvana Poccioni4 settembre 2010
Poesia ricca di riferimenti colti e di raffinata ironia, per questo preziosa ma di non immediata "lettura". Mi è piaciuta molto
Enio Orsuni4 settembre 2010
bella, evocativa procede come una locomotiva e da emozione dalla prima all'ultima stazione! lode al poeta e fiocco.

