A mio padre
Caterina Zappia
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Mi parli adesso dei dì di festa
quando rincorrevo il tuo giorno
eri esile raggio che non hai dato tanto
ed io non sapevo starne senza.
Mi vedo fragile argilla capricciosa
che da forma ai suoi miseri ricordi
attesi sempre ed ora perdonati
s'infrangono e si alternano curiosi.
Il ricordo rimodella ancora vita
respirando senza fiato la tua assenza
riconducendolo come pecora smarrita
nell'ovile senza sole che hai lasciato.
Prendo come creta la mia mano
che si scioglie nel mio complice presente
la tua assenza il cuore ha divorato
in un eterno mondo come un sorso.
Qui appesa al vento ancora sono
che scuote e mi riduce a brandelli
sono tante le lacrime versate
per la tua eterna nuvola d'assenza.
Ascolta si piega la mia china
bacia il tormento, accarezza sera
velata di nuvole, di stelle e luna
son figlia della povera sfortuna.
Apriti cielo colorato e sublime
dimenticando giorni trafitti e soli
in mezzo ad infinite piume danzanti
io cerco l'anima dolce e brillante
l'anima che ora sento parlare, padre.
©
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L'autore
Caterina Zappia
Caterina è nata a Parigi, fra il profumo di cioccolato amaro e la musica di Édith Piaf .Scrive poesie fin dalla sua tenera età. Scrive versi perchè sono loro a farla sentire viva ed amata, sono frammenti di se, di giorni passati, frammenti di sogni e di ricordi che si annidano nella sua anima. La tristezza, la solitu
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