L'Italia e il suo seme

Cosa canti a questa Patria
Con la tua dolce cetra?
Tu poeta solitario
Cosa imprimi sulla pietra?
Guarda questo mio salario
Sufficiente per un pane:
È la povera offerta
Per il mio lavoro infame.
La mia mano sempre aperta
Cerca un'altra ricompensa,
Chiede senso e valori,
Cerca una cultura densa
Della storia senza onori,
Dello sforzo che non teme
Che col sangue o il sudore
Fece germogliar il seme.
Guarda senza aver pudore
Questa pioggia marzolina:
È un balsamo pungente
Che deterge la mattina,
Di un fasto assai potente
Reso gelido pietrame
Dall'indifferenza sazia
Dall'oscura storia infame.
O mio Dio abbi grazia,
Tra sei giorni è primavera!
Guarda questo mio Paese,
Fa che sorga un'altra era
Senza liti, né contese,
Senza diavoli e festini!
Fa che crescano coscienti
Nelle case i bambini
Dei difficili momenti
Che segnaron il vagare,
Della Patria insonnolita
Destinata a naufragare.
Ma il seme è in vita!
O poeta, non t'ammalia?
Quella Carta splenda ancora:
L'alma pura dell'Italia!
©
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