Placenta
Ad occhi chiusi mormorano
i fili d'erba come plastica,
giù per la rupe applaudono
scrosci sulla paralitica terra.
Un sole di seconda mano
non si vergognerà mai
dei pali di ruggine e tensione
a cui scalcio le mie lune.
I tetti sfondati e perfetti
alla fine di quella lacrima,
difetto vischioso e lento
di una palpebra straziata.
Dalla fronte ravvio una ciocca
e lì giunge il critico specchio:
un dipinto non voluto
mi rinchioda a zampe di cemento.
Credi davvero che le scale,
quelle di due minuti fa,
mi si rivolteranno contro?
Scenderò in modici paradisi
per sfrattati infernali.
©
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L'autore
luigi88
Sono voce e volto (purtroppo) di una follia in ascesa continua...il resto chi vorrà, potrà leggerlo, ma senza troppa cura.....
Commenti (1)
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In Venere veritas12 aprile 2011
ottimi gli ossimori e le immagini dolorose, quasi claudicanti.

