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Introspezione 3 maggio 2011 · lettura 1 min · 3413 letture

Dolore

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Ho freddo... si spande la macchia nera sulla candida veste e mi vergogno; non m'assolve la stupida inutilità del mio peccato da medico pietoso: ho sbagliato male ho fatto del male ho perso la fiducia ho perso l'amore. Cosa importa l'affetto totale la confidenza il rispetto se non ressi la prova? Non mi giustificano solitudine ed angoscia; volevo esser cento per te ed esser novanta è fallire. Sono io quel peccatore che non perdono, io quell'uomo che non rispetto.
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Non mi interessa che ci sia qualcuno che sbaglia più di me... ho sbagliato io. Non mi interessa che non l'ho fatto per malizia... l'ho fatto. Ho procurato dolore. Chiedo perdono... ma faccio fatica a perdonarmi. Non è questo l'uomo che volevo essere... devo espiare.

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (4)

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Midesa3 maggio 2011

si sente il dolore ...si sente la voglia di pagare colpre a cui non ci si sottrae... molto dura con se stessi questa bellissima lirica che esonda emozioni...

Vilma3 maggio 2011

un introspezione profonda e davvero troppo dura ... ogni parola è intrisa di doloro dalla prima all'ultima. Tutti abbiamo fatto degli sbagli ... ma solo chi ha una grande sensibilità, chi ha un cuore riesce ad ammetterlo e prima o poi a perdonare anche se stesso. Ci sono uomini invece che pur sapendo di provocare dolore continuano a farlo, mai ammetteranno delle colpe che sanno bene di avere... calpestando la sensilità altrui... senza un minimo di rispetto, incuranti di tutto. Versi di una bella lirica che stasera sento particolarmente... molto bella

Anna Maria Obadon4 maggio 2011

Spesso, quando si ha una coscienza, si diventa i peggiori giudici di se stessi. Ruminiamo sui passi compiuti e magari ci diamo mille volte dei ciechi e stupidi ma la cosa che conta è quella di aver agito in assoluta buona fede, pur sbagliando!

Silvia De Angelis4 maggio 2011

Un poetare profondo in cui ci si sente responsabili d'eventi non andati a buon fine. Lirica molto apprezzata