Sepolcri imbiancati
Paolo Ursaia
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Mi ferisce
la liturgia senza fine
di questa ipocrisia
millantata per normalità...
cerco d'essere
uomo tra gli uomini
non recita d'impegno sociale
che spregia poveri ed ignoranti.
Ho orrore di tanti giudici
che infangano per sentito dire,
senza aver mai allungato una mano
se non per prendere
e nascondono
l'orrore muto delle loro anime
dietro salamelecchi
e finte riverenze;
siete perbenisti
ed amate ridere sinistri
fingendo di credere
alle vostre ridicole bugie.
Siete voi i giovani
voi il futuro
voi la vostra gioia
voi il vento nuovo?
Siete antichissimi cortigiani,
e non vedete che il re è nudo;
farisei sepolcri imbiancati...
non vedrete la mia morte.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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Silvia De Angelis19 maggio 2011
Si interpreta in questa lirica il disgusto per le falsità e gli interessi che scalpitano in una società con pochi valori e tanta apparenza... ove chi meno può parlare si erge a giudice... Lirica molto apprezzata

