Processo a me stesso
Ho rinviato il tutto a data da destinarsi
il mio incontro con Dio, con me stesso
con il processo alla mia identità
E rimango di ghiaccio
ibrido, un sasso
a contemplare il silenzio
senza farmi scalfire dal vento
Capisco che questo momento
non può durare in eterno
devo far fronte alle scadenze in agenda
devo raccogliere tutte le forze
e il coraggio che a volte mi manca
E così divento vulnerabile
mi faccio trascinare nel pozzo di sete
dove uno sciame di insetti appestati
ronza nelle poche chiazze di luce
E così nelle baraonde di sangue
ci nutriamo d'amore e carezze
sotto un cielo di piombo
che comprime le nostre teste.
E fuggire a che serve?
La morte sfonda tutte le porte.
Amore rimani stasera
acquieta quest'uomo che ha paura del buio
ma nel cuore ha un frullo d'uccello
che vola nel cielo della sua libertà.
©
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Commenti (1)
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Ferny Max Curzio18 novembre 2012
Ricca di contraddizioni del più puro e concitato esistenzialismo, ma così tenera nella sua richiesta d'aiuto questa confessione/preghiera a un Dio e/o ad una Lei, di cui non s'ha certezza, pur sopravvivendone la speranza. E tuttavia è lo spirito libero che prevale in quel volo d'uccello, smanioso di cieli d'un incontenibile azzurro. Mi ci sono perso e ritrovato, tanto ch'è bella...
