Padre
Paolo Ursaia
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La stanza caldissima gelida di sensazioni
gli sguardi d'interessati spettatori
il tuo occhio muto che non ha domani
il mio terrore in bilico sul nulla...
quanto ti somiglio o padre
in quel sorriso timido e cordiale
pronto ad aprire il cuore
in un gesto di solidarietà vera;
io messo a nudo dal tuo ricordo
io che coniugo la tua sofferenza al presente
nella mia debolezza
vacillante di sillabe, piena d'amore.
Hai creato la mia notte in quei giorni grigi;
ti ha portato via gennaio,
strappandomi Natale e gioia
infanzia e candore,
e mi hai reso forte come te...
ricominciassimo a vivere insieme
ti parlerei di me
e brinderemmo alla speranza del domani...
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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Berta Biagini2 novembre 2011
Momenti in cui il ricordo non smette mai di scavare nell’anima riportando alla luce istanti perduti per sempre e nei quali il desiderio ininterrottamente s’appiglia. Commossa.

