Le agavi
Caterina Zappia
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Si distraggono le vecchie persiane
in un rem di fuoco e pane,
affamati ricordi lontani
sopra assi che sostengono il tempo.
Ed è sale per l’occhio che pensa,
stringe in silenzio cirri di creta
terra sepolta dall’anima tesa
davanti ad un tramonto di agavi,
sfuggiti come scudo alla guerra.
In schiera, alteri e pensanti
lungo la cima che affronto,
rompono i giorni maledetti
stretti alle preghiere sull’altare.
Fuggono le pietre dalle rupi
in ostaggio prendono le sere,
il sole caldo delle estati mute
e l’omertoso vento dal crinale.
Tesse la pioggia nuove strade
lava gli assalti e le inconscienze,
non si difenderà più il domani
vivrà di ricordi a occhi spenti.
©
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L'autore
Caterina Zappia
Caterina è nata a Parigi, fra il profumo di cioccolato amaro e la musica di Édith Piaf .Scrive poesie fin dalla sua tenera età. Scrive versi perchè sono loro a farla sentire viva ed amata, sono frammenti di se, di giorni passati, frammenti di sogni e di ricordi che si annidano nella sua anima. La tristezza, la solitu
Commenti (2)
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Rita Stanzione4 novembre 2011
notevoli le metafore create, poesia apprezzatissima
f
filiberto5 novembre 2011
Dopo aver letto questi bellissimi versi guardo le mia agavi con occhio diverso. Gradevole ed elegante.

