La tua mano
Paolo Ursaia
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E' antica come l'acqua
quest'intima fatica
che mi sposò l'anima
al primo sorgere del sole;
nel truogolo stretto
dei silenzi d'adolescente
le dita gelate della morte
mi graffiarono il volto.
Ho udito molti anni di parole
e la pioggia fredda che torceva
il mio sordo peregrinare
di uomo solo che combatte
sordo a primavera ed estate;
fino a quando mi penetrarono il cuore
le spine dei rovi,
ed udii il tonfo della carne.
Strappato il goffo vestito
sentii la morte della deriva
ed i lucchetti e le catene
serrarmi la gola.
Furono i tuoi occhi
a catturare un nuovo raggio;
portami con te
a vincere la notte.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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Grazia Bianco7 novembre 2011
Una preghiera d'amore discreta e pregna d'infinita passione...

