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Dialettali 20 novembre 2011 · lettura 2 min · 4174 letture

A morti di me matri

Michelangelo La Rocca 338 poesie pubblicate
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Ascunta mammarè, senti chi dicu: sugnu to figliu, chiddu chiù nicu, nun sugnu siddiatu e mancu scuntenti, tantu lu sacciu nun è veru nenti! Tu nun si morta ma acchianasti ncelu e ora ti trovi mparadisu, puru San Petru ti fici bon visu! Ora ncuminci na vita diffrenti, senza dulura né patimenti. T’aspetta u papà cu a sorellina, sicuru cha ti chiama ogni matina! Portacci i saluti du nicareddu, l’ultimu figliu, chiddu chiù beddu! Ca a terra fu vinnuta nun ci lu diri, se no natra vota u fa muriri! Lu sa mammarè chi vogliu fari? Quannu moru ti vegnu a truvari: un figliu senza matri nun po’ stari! Traduzione LA MORTE DI MIA MADRE Ascolta mamma mia, senti che dico: sono tuo figlio, il più piccolino, non sono triste, neanche scontento, tanto lo so, non è vero niente! Tu non sei morta ma sei salita in cielo ed ora ti trovi in paradiso, anche San Pietro ti ha fatto buon viso! Ora inizi una vita diversa, senza dolori né patimenti. Ti aspetta papà con la bella Fina, lo sento che ti chiama: Gina, Gina! Portagli i saluti di Mimmo, l’ultimo figlio, il più piccolino! Che il podere è stato venduto non glielo dire, altrimenti un’altra volta lo fai morire! Lo sai mamma mia che voglio fare? Quando muoio ti vengo a trovare: un figlio senza madre non può stare!
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Poesia scritta subito dopo la morte di mia madre, evento che connota la vita di ogni essere umano. Con questi versi ho voluto stabilire un contatto con mia madre anche dopo la morte con l'impegno che ci saremmo rivisti nell'aldilà a riprova del fatto che il rapporto con la propria madre non può essere interrotto neanche dalla morte!10 settembre 2012
L'autore
Michelangelo La Rocca

Sono nato a Raffadali (AG) il 4/5/56 e nel ‘74 ho conseguito la maturità classica presso il liceo Empedocle di Agrigento. Appena diciottenne mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo presso la quale mi sono laureato nel 1978. Ho subito vinto il concorso per Segretari Comunali ed a soli ventitrè ho iniz

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Riletta... è sempre molto bella (Sara Acireale)

Commovente e dolce... (Giacomo Scimonelli)

Commenti (3)

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Sara Acireale11 maggio 2014

Il Poeta instaura un dialogo con la madre morta, immaginando che si trova in cielo per condurre una vita diversa: priva di dolori e affanni... Non è possibile che la madre sia decduta, che la sua vita sia finita, una mamma non può morire, soltanto che inizia a condurre una vita diversa, ad aspettarla è il padre e per LEI ci sarà sempre la meraviglia del Paradiso. Anche l'autore un giorno (il più lontano possibile) andrà a trovare i genitori in cielo e la famiglia si riunirà. Apprezzata e suggestiva poesia

Angela Schembri14 maggio 2017

Versi bellissimi scritti col cuore. Un dialogo che rafforza l'idea della non lontananza, del non distacco fisico. Un amore grandioso che ricorda anche gli altri cari defunti, il padre e la sorellina. Un amore rispettoso che desidera il bene della madre e dei cari sempre e ovunque. Un bellissimo rapporto d'amore fra madre ed il figlio più piccolo. Il vernacolo caratterizza ancor più questo legame cresciuto nella terra di Sicilia. Molto bella. Elogio!

Giacomo Scimonelli31 luglio 2020

Nu figghiu senza matri nun po’ stari... È così... Quando viene a mancare un genitore ci si sente improvvisamente soli... una parte di noi non c’è più... Si cerca consolazione pensando che la persona cara sia in compagnia di chi, prima di lei, ha lasciato questo mondo. L’autore esprime il suo dolore con tenerezza... direi in maniera pacata ma coinvolgente. Una Poesia che mi ha fatto pensare immediatamente al mio amato papà... da quando è morto, e sono passati sette anni, il suo ricordo vive in me ogni singolo giorno. Tu Nun sì morta... e ora ti trovi mparadisu... parole che dicono tutto.