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Dialettali 20 novembre 2011 · lettura 2 min · 3917 letture

Sempri mi cunti

Michelangelo La Rocca 338 poesie pubblicate
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Sempri mi cunti u travagliu di nicu, mi dici: m’ascunti, lu senti chi dicu? Quant’era duru fari u garzuni, truzzari cu un muru chiamatu patruni! Na mroglia di pani pi paga ti dava, nè l’indumani ti l’aumintava. Cipudda mangiavi e pani cu l’ogliu, nta paglia durmivi senza cummogliu. Adasciu, adasciu cangiaru li cosi, cadì lu fasciu, iureru li rosi. U tò patruni tuttu scantatu, pensa: u garzuni rinnega u passatu! Tu si cuntenti, si grapi lu cori, ma nto nsantu la spranza ti mori. L’antru patruni, certu diffrenti, nun si garzuni ma nun si cuntenti! Sempre racconti Sempre mi racconti il lavoro da bambino, mi dici: mi ascolti, lo senti che dico? Un pezzo di pane per paga ti dava, né l’indomani te l’aumentava. Cipolla mangiavi e pane con l’olio, nella paglia dormivi senza coperta. Piano, piano cambiarono le cose, cadde il fascismo, fiorirono le rose. Il tuo padrone, tutto spaventato, pensa: il garzone rinnega il passato. Tu sei contento, si apre il tuo cuore, ma in un attimo, la speranza ti muore. Un altro padrone, certo diverso, non sei garzone ma non sei contento!
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Un dialogo con il padre, un ideale passaggio di consegne tra un passato da dimenticare ed un futuro ed una speranza che stenta a decollare e prendere forma!

L'autore
Michelangelo La Rocca

Sono nato a Raffadali (AG) il 4/5/56 e nel ‘74 ho conseguito la maturità classica presso il liceo Empedocle di Agrigento. Appena diciottenne mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo presso la quale mi sono laureato nel 1978. Ho subito vinto il concorso per Segretari Comunali ed a soli ventitrè ho iniz

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Commenti (1)

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Sara Acireale6 dicembre 2013

Mi racconti sempre, mio caro papà, di quando da ragazzino facevi il garzone, lavoravi tanto e non eri mai pagato. Eri molto sfruttato, da mangiare il padrone ti dava pane, olio e cipolla, dormivi nella paglia e la tua vita era molto dura. Quando finì la guerra e ci fu il crollo del fascismo una speranza nuova s'impadronì di te, non avresti fatto più il garzone e non saresti stato più sfruttato. Le tue speranze andarono deluse, da un padrone sei passato a un altro padrone e la tirannia nel lavoro è continuata. In effetti in questa nostra terra, cambia la facciata ma le cose... restano immutabili... Una poesia in cui l'autore ha messo la sua anima nell'intento di fare comprendere come è difficile il cambiamento, quello vero.